1/. Proietti firma la resa con la Toscana. Primo atto: Arezzo, dopo l’Autostrada del Sole, si prende anche l’Alta velocità

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Gli investimenti, che dovevano servire a far uscire dall’isolamento l’Umbria, vanno a Rigutino e in Regione sembrano anche contenti. Ecco il testo del Protocollo in cui si parla pure di Montedoglio e di una surreale «collaborazione in sanità» (per iniziare vola via l’elisoccorso)

DI MARCO BRUNACCI

PERUGIA – Fa caldo. Sarà per questo che passa sotto silenzio, oltre al voto in assemblea legislativa della stangata delle tasse e del trionfo delle bugie, anche l’altro capolavoro di questo cupo avvio di legislatura: la presidente Stefania Proietti ha firmato un protocollo di intesa con la Regione Toscana.
Ve lo proponiamo per intero a chi ha sufficiente coraggio per addentrarsi nel Paese delle Meraviglie della burocrazia regionale insieme ad Alice e a Bianconiglio, per mettersi a nuotare in una mare di parole inutili e poi concludere che l’Umbria potrebbe anche chiudere qui la sua esperienza amministrativa, non c’è motivo di andare oltre. Lo diciamo qui e poi in una seconda piccola riflessione a seguire, che si allargherà al sud dell’Umbria e a Terni.
Allora, ecco la prima parte.

  1. La presidente Proietti ha firmato una resa senza condizioni alla Toscana e non ci ha fatto neanche sapere quand’è che abbiamo perso questa guerra. Il documento passerà, non alla storia quanto piuttosto alla cronachetta di cui riesce questa Umbria a essere protagonista, come la “resa di Rigutino”. Sembra uno scherzo, ma l’alta velocità che dovrebbe servire l’Umbria si farà dietro alla stazione di Arezzo, a Rigutino. Bocciata la soluzione di Creti, che era stata indicata come la migliore dai tecnici di Rfi, ma anche dall’assessore De Rebotti e pure dal capogruppo del Pd, Betti (che oggi si è inventato una comunicazione ferroviaria sulla stazione di Ellera-Corciano probabilmente per tener buoni i propri elettori di zona) e che piaceva tanto anche a Confindustria.
    Grazie a Perugia, Arezzo diventerà la “Victoria station” del Centro Italia, più treni che a Londra, con gli umbri ad applaudire. Bravissimo il vincitore assessore aretino della Toscana, che si appresta a una nuova campagna elettorale presentandosi come il generale Nelson delle rotaie, anche se in realtà, dall’altra parte, non c’era nessun Napoleone da sconfiggere. Arezzo si prende i soldi degli investimenti che dovevano essere per l’Umbria: dopo l’Autostrada del Sole (ma almeno il livello di Amintore Fanfani era tanto diverso da quello di Giani) si annette anche l’Alta velocità. Domanda: ma non varrebbe la pena di concludere l’operazione mettendo Perugia in provincia di Arezzo, magari così facendo si risparmiano soldi per finanziare la Fondazione privata Dario Fo, senza prenderli dalle tasche dei cittadini umbri, puniti col massimo delle tasse, no?
  2. Sull’utilizzo dell’acqua di Montedoglio per il Lago Trasimeno è meglio lasciar correre. Dopo anni e anni di ovvie considerazioni sulla necessità che quell’acqua arrivi al Trasimeno per alleviare una emergenza ambientale nazionale (non perugina), c’è la concessione, per grazia ricevuta, di avere qualche ettolitro di prezioso liquido da quell’invaso. I signori agricoltori della bassa Toscana dovranno rinunciare a qualche cosa? Sembra di sì, leggendo il saggio Protocollo, ma da tutto il Trasimeno non dimentichino di mandare a ogni Natale biglietti di ringraziamento e “torciglioni” in bassa Toscana.
  3. Ma sulla sanità si supera ogni aspettativa. Si parla di collaborazione. E la Toscana, così, tanto per gradire, si piglia un po’ dell’elisoccorso. Ma il massimo viene dopo.
    Vi immaginate: la sanità umbra che da più di un decennio paga la migrazione in altri lidi di tutti i talenti che aveva; la sanità umbra che non è riuscita a trovare il modo di sostituire i grandi del passato da Cao a Cerulli, da Agnelli a Falini, da Morelli a Tonato, da Mannarino a Roila, per non dire dei chirurghi; la sanità umbra che non riesce a trasformare gli ospedali che non hanno una logica e un senso compiuto (non meno di 3-4); la sanità che non paga i primari perchè così si fa nella patria del socialismo reale; la sanità delle liste d’attesa raddoppiate con la nuova giunta regionale; la sanità che sull’ospedale di Spoleto, dopo le promesse elettorali del centrosinistra, si trova al punto di partenza; la sanità che non riesce ad aver nessun nuovo stimolo dall’Università di Perugia, anch’essa finita in un binario a scartamento ridotto come quelli dei treni lenti dei pendolari; la sanità – ma dell’Umbria sud parleremo nella seconda parte – che non ha alcuna strategia per un ben che minimo, credibile, progetto per un nuovo ospedale a Terni, visto che è vecchio di 70 anni; questa sanità dovrebbe collaborare, alla pari, con quella della Toscana? Al massimo si potrebbe siglare un’intesa per un onesto vassallaggio medievale. Magari sentendo Braccio Fortebraccio e quelli di “1416”. La sanità umbra ha un solo pregio rispetto a quella Toscana: il bilancio in pari, grazie alla pur timida giunta di centrodestra, transitata per 5 anni a palazzo Donini, ma, ahinoi, la presidente Proietti ha raccontato bugie sull’argomento (come certificato dalla Corte dei Conti) per i primi 9 mesi della sua presidenza e non l’abbiamo sentita cambiare versione.
    La Toscana invece ha uno sbilancio molto impegnativo, però nessuno se ne preoccupa e anzi trattano con piglio fiero col governo nazionale.
    Conclusione: questo non è un protocollo, è una capitolazione. Proietti come Cadorna, ma qui la guerra è definitivamente persa. Non ci sono altre battaglie nelle quali rifarsi.
    E pensare che la sinistra di governo umbra, fino a qualche tempo fa (con il particolare slancio dell’allora Rifondazione comunista), non riteneva di dover fare la damigella alla Toscana, ma puntava sull’Italia mediana per dare un ruolo di cerniera all’Umbria. Di questo parliamo nel prossimo articolo.

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