Che Umbria fa/ Proietti stretta tra Bori e Oliverio e col guaio sanità: svolta o addio leadership. Sorpresa nel centrodestra: è arrivato il Romizi 2.0

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | A luglio si decide quel che si farà a settembre: la presidente deve ripartire e tutto fa pensare che debba ricominciare passando dalla porta Colosimo, ritirando la manovra delle tasse. La nuova era di Forza Italia annunciata da Piersilvio Berlusconi, in Umbria, significa Cico Ferranti, ma soprattutto il “nuovo” segretario regionale che ora ha cambiato toni e modi

DI MARCO BRUNACCI

PERUGIA – Politica 2.0 anche in Umbria. Luglio è un mese speciale, svolte (da attuare a settembre), decisione di nuovi percorsi. Facciamo due esempi? Via.

  1. Dopo il report della Corte dei Conti (che poteva andare pure peggio, ma grazie all’equilibrio del presidente Colosimo è stato giusto, di raffinata competenza giuridica, ma anche alla fine clemente) la presidente Proietti deve trovare uno scatto di reni, una nuova collocazione. Può anche riuscirci, ma certo adesso è messa tanto male. Con tutta la simpatia: i giovani segretari di sinistra della sua giunta (Bori, Barcaioli, De Luca), guidata dal Pd dell’abile stratega Bori – che è uno che non fa prigionieri e le sue campagne finora le ha sempre vinte e dove non ha vinto le vuol vincere con i ricorsi, come alla segreteria provinciale di Terni, perchè di pareggi non vuol sentir parlare – sono un pericolo costante per la sua leadership. I tre segretari si stanno dividendo un bottino di di tasse cospicuo e tutto rivolto a finalità francamente discutibili. E Proietti? Si ritrova in mano il dossier sanità che è una disgrazia. Naturale: non è tutta la colpa sua. Ma dopo aver detto falsamente che era tutta colpa del centrodestra e della Tesei, te lo prendi intero sul groppone con tutte le scandalose 87 mila liste d’attesa. E hai voglia a fare accordi con gli ottimi medici del Sumai: se non ti salvano i privati e i liberi professionisti vai a picco. Dicono che un graduato di lungo corso come l’onorevole Verini, in camere caritatis – plurale – non abbia remore a criticarla. E anche di più. Attendiamo le smentite, ma è chiaro che tra Bori e Oliverio, il nuovo dg che controlla tutto per conto dei moderati, lei sta come tra Scilla e Cariddi: è un continuo mare in tempesta. Visto che ci siamo, vogliamo dire della direttrice generale della sanità? Donetti ha rapporti ottimi con i moderati del centrosinistra ma anche con i moderati, e anche meno moderati, del centrodestra. E’ manager di valore. Non vorremmo essere dei panni della Proietti qualora si arrivasse ai pesci in faccia. A luglio si decide, a settembre si fa. Forza presidente Proietti, qui è dura veramente. Ma approfitti della via d’uscita che le ha aperto Colosimo sulla manovra delle tasse. Ritirare la stangata e ricominciare. Forse è l’unico modo di continuare a navigare, senza imbarcare acqua e improperi vari da aree geografiche e politiche dell’Umbria. Una Proietti 2.0, intesa come leader del futuro? Al momento solo ombre. Ma in fondo è come con i dazi di Trump, c’è tempo fino a fine luglio.
  2. Per par condicio vogliamo dire due parole su Forza Italia? Dopo le parole, inusualmente precise di Piersilvio Berlusconi, è difficile che tutto resti così com’è nel partito inventato dal padre e che ha fatto la storia d’Italia. I citati (da Piersilvio) Tajani, Dalla Chiesa, Gasparri sembrano ai titoli di coda. Con una diversa collocazione per Tajani: probabilmente si cercano fin da ora nomi nuovi per la segreteria nazionale, anche se Piersilvio non scenderà in campo prima del 2027, ma Tajani potrebbe avere un paio di anni sabbatici, con vista sul Quirinale. Se Meloni vince, come oggi sembra, le elezioni 2027, il sostituto moderato, ma di centrodestra, per Mattarella potrebbe essere lui. Questo il quadro d’assieme. E l’Umbria che c’entra. Non stiamo a dire che il tajaneo Nevi è atteso da un probabile periodo di catacomba, magari per tornare poi alla luce. Indovinate chi sale in Umbria se il vecchio establishment azzurro va in panchina? Uno su tutti: Cico Ferranti, l’unico azzurro ad avere un incarico istituzionale, conquistato a colpi di consensi elettorali personali e di realpolitik, dinamica, ragionata, creativa quel che basta, ma non imbalsamata come quella degli altri. Ma va anche nella direzione giusta, ammesso che si liberi dai lacciuoli ternani, il segretario regionale Andrea Romizi, che ha improvvisamente dimenticato il Romizishire, Perugia contea della concordia, ha mandato al loro rispettivo quel paese i capetti dei boy scout, tornati tutti cattocomunisti, e si è buttato su un attacco alla Proietti che fa sognare: opposizione vera, finalmente dura, senza sconti. A un certo punto, nella sua intemerata pubblicata sul web, pare proprio che creda alla possibilità di far cadere Proietti sulla iniqua manovra delle tasse, denunciata anche dalla Corte dei Conti. Ecco Romizi 2.0, con vista sul futuro di Forza Italia e pure dell’Umbria, che non arrende al massimalismo di sinistra dei post68ini tassatori.

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