di Marco Brunacci
PERUGIA – Non ci si crede, ma è proprio così: se Perugia, per ora, non finisce in provincia di Arezzo, è tutto merito di Siena. La resa dell’Umbria alla Toscana, soprattutto agli interessi di Arezzo, firmata dalla presidente della Regione Proietti in un Protocollo – del quale sfugge il senso se non quello di fare un grosso favore al presidente toscano Giani e alla sua giunta dello stesso colore politico – non è stata
ratificata dal consiglio regionale della Toscana perché da Siena hanno prima chiesto chiarimenti, quindi proposto perplessità, infine alzato barriere non sormontabili. Siamo tornati ai capitani di ventura e noi abbiamo appena pensionato anche quelli di 1416.
Per buona sorte però pensa a tutto Siena.
Sentite questo passaggio dell’associazione “Siena ideale” in rivolta contro il Protocollo d’intesa Umbria-Toscana: “La Regione Toscana, o meglio il presidente Giani, non è d’accordo sulla stazione dell’Alta velocità a Creti perchè ad Arezzo non va giù che si realizzi qualunque cosa che non passi vicino “alla loro casa”, soprattutto se è vicina a Siena”. E giù botte: “Mettere in discussione Creti senza avere una controproposta alternativa realizzabile vuol dire creare le condizioni per non fare niente”. Proprio come aveva sospettato in anticipo Umbria7.
Braccio Fortebraccio da Montone dove sei? Perché ci hai lasciati soli a farci “difendere”, si fa per dire, dalla Giunta Proietti?
Per fortuna Siena. Anche le due consigliere regionali Pd, elette in territorio consacrato a Siena, hanno puntato i piedi. Con grande garbo istituzionale e un briciolo di concreto spirito mercantile. A una
delle due – la Paris – viene accreditata questa dichiarazione: “La scelta di Rigutino almeno dovrebbe prevedere compensazioni importanti per Siena”.
Non vi montate la testa: per l’Umbria non c’è niente.
In verità, un altro sindaco del Pd, Gianluca Sonnini, di Chiusi, si preoccupa delle aree sue (la Valdichiana senese) ma anche di quelle di pertinenza della Proietti – il Trasimeno e l’Orvietano. “La vera sfida – dichiara, sostituendosi a Proietti – è che queste aree non vengano marginalizzate”. Poi però si perde, parlando di una “Mediatria diffusa”, che è come dire il nulla elevato al cubo.
Tornando allo sciagurato Protocollo d’intesa: per la Giunta Giani è stato un brutto colpo averne dovuto rinviare l’approvazione.
Se si capiscono bene le dinamiche del Consiglio regionale toscano, fino a settembre non se ne farà nulla. E in questa estate, a leggere le cronache nazionali, potrebbe succedere che il leader dei Cinquestelle, Giuseppe Conte, stoppi la ricandidatura Giani, minacciando di correre da solo. Potrebbe chiedere un candidato di M5s oppure un Pd di linea politica meno jurassica. Considerando che la Schlein, la candidatura di Giani l’ha dovuta subire perchè i “cacicchi” sono più forti di lei, magari succede che ai “canapi” di partenza di settembre si presenti un Pd, col campo largo, non di rito strettamente aretino.
A quel punto magari con l’insensato Protocollo con l’Umbria, firmato da Proietti, ci fanno i coriandoli per festeggiare la fine (politica) di Giani. Può succedere anche altro, in verità. Pure che Giani venga
disarcionato ma quelli di Arezzo – da decenni invincibili – si portino comunque a casa Rigutino.
In ogni caso, in questa partita, l’Umbria ha in mano un’unica carta: il 2 di coppe e la briscola è denari.
Non potendo contare su Proietti né su Braccio Fortebraccio, non resta che tifare Siena, con tutto il Palio e il panforte.


