TERNI – È davvero un peccato che sia dovuto intervenire il TAR per stoppare certe scelte dell’Amministrazione comunale – come quella di mettere a gara la gestione della pubblica illuminazione della città, da sempre affidata ad ASM – che era chiaro sin dall’inizio fossero scelte palesemente sbagliate. È un peccato perché, così facendo – adottando procedure forzate e pressapochiste, come in questo caso ma non solo – si sprecano tempo e danaro (pubblico), impegnando uffici e tribunali a rincorrere la lepre o mettere toppe, piuttosto che utilizzare il tempo e il danaro per ottimizzare le risorse disponibili nell’interesse della nostra comunità, all’insegna della buona politica e della buona amministrazione.
I termini della questione sono semplici. L’ASM, Società multiservizi di cui il Comune di Terni è azionista di maggioranza con il 55% delle quote, gestisce la pubblica illuminazione in forza di un contratto a scadenza-2050.
20.455 punti-luce distribuiti su circa 102 km quadrati; 573 quadri elettrici per un corrispondente di 536 punti di prelievo; con, in più, il dato niente affatto trascurabile in base al quale le cabine elettriche e l’intera rete sono per intero proprietà-ASM, che – per inciso – indirettamente controlla in parte anche la rete del gas: trattandosi non per nulla di una Multiutility che eroga servizi pubblici essenziali da 65 anni o giù di lì, creando occupazione e indotto importanti. Ce n’è quanto basta perché ASM debba continuare ad essere l’interlocutore privilegiato del Comune (che, gioverà ripeterlo, ne è proprietario per il 55%…), anche nella prospettiva della costituzione di una società pubblico-privato ad hoc per la gestione della pubblica illuminazione. E invece no. Contro ogni valutazione tecnica, economica e giuridica, l’Amministrazione –Bandecchi fa un primo tentativo di privatizzazione del servizio a pochi mesi dal suo insediamento, novembre-2023: tentativo peraltro sventato grazie alle opposizioni, FdI in testa, che inducono la giunta a fare temporaneamente dietrofront. Ma poi dopo un po’ la giunta torna alla carica, facendo approvare in consiglio comunale la delibera della gara. ASM, oltretutto, aveva pure presentato un suo progetto per la costituzione di una società mista: progetto che, secondo il TAR, il Comune però non ha valutato come avrebbe dovuto. Ed ecco perché adesso il Tribunale Amministrativo Regionale – chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato da ASM – tanto per cominciare ha deciso di sospendere quella famigerata delibera di consiglio comunale, riservandosi di pronunciarsi nel merito tra qualche mese, ovvero il 4 novembre prossimo.
Nel frattempo – dettagli curiosi a dire poco, e sicuramente illuminanti – sono arrivate ad orologeria altre proposte; nel frattempo in Comune c’è stato un valzer di dirigenti e responsabili del procedimento degno di miglior causa, tutti a ricominciare da zero ogni volta; nel frattempo si sono insediate commissioni che non hanno valutato un bel niente. Ci voleva il TAR, per obbligare il Comune a ponderare adeguatamente quei profili di pubblica utilità ed economicità dell’operazione che invece erano chiari sin dall’inizio? Ci voleva il TAR, per mettere a fuoco la somma di interessi collettivi (continuità di gestione di un servizio strategico, caratura del piano industriale presentato, solidità e prospettive di una società partecipata che vanta il profilo di ASM) che si intrecciano in questa vicenda? Ci voleva il TAR per stoppare fughe in avanti e superficialità come quelle dimostrate dal Comune? Buona politica e buona amministrazione avrebbero fatto risparmiare ai ternani tempo e soldi. Ma sono cose che o ce l’hai nel dna e nella pratica di governo, oppure non ce l’hai.


