Pd, tutti i retroscena / Roma vuole Bernardini segretario regionale o comunque un ternano (si scalda Filipponi)

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Oggi atteso l’insediamento dell’assemblea regionale del partito che deve sancire la vittoria di Bori e alleati centristi. Poi il passo di lato di Pasquali. Quindi il rinvio, senza una decisione. Ci sarà una resistenza perugina? Complicata. Perché è sempre possibile il commissariamento

DI Marco Brunacci

PERUGIA – Ripartiamo da dove eravamo rimasti, retroscena per retroscena sul nuovo Pd, che non ha fatto in tempo a tornare padrone dell’Umbria ed è già il tutti contro tutti dei tempi d’oro.
Allora:
1.Roma ha chiuso il caso Pasquali. La lettera-appello alla guida suprema Schlein non avrà esito, da quel che al momento si capisce. Pasquali è atteso oggi a un bello e nobile discorso di rinuncia. Gia pronti gli applausi bipartisan (delle due maxicorrenti, altrimenti in lite).
2.Roma (Baruffi, Alfieri) vogliono per l’Umbria un segretario di garanzia e fin qui ci sta. Non sono contenti di Betti e ancora siamo nella normalità delle simpatie politiche. Ma quello che sembra davvero tanto è che vogliono alla guida del Pd regionale un ternano e, anzi, niente meno che Bernardini. Quando si dice meglio essere fortunati che ricchi.
3.A nessuno sfugge che l’ottimo ragazzo Bernardini ha assunto nelle ultime settimane le sembianze di un fenomeno paranormale. Partito nella corsa alla segreteria provinciale di Terni con gli sfavori di tutti i pronostici, si è ritrovato portato, come un surfista benedetto, sulla cresta di tutte le onde, da un vento che spirava dal centro del centrosinistra, tanto forte da farlo arrivare a 3 voti dal pur non simpaticissimo Spinelli. Così Bernardini è diventato Bernardoni.
4.Ecco i vantaggi di Bernardini segretario regionale. Per Roma è giovane, affidabile, sufficientemente centrista, ma senza esagerare, e risolve il problema Terni: si potrebbe così lasciare a Spinelli la segreteria provinciale ternana, tentando in questo modo di recuperare alla causa i grandi vecchi di Terni, il mito Leo Di Girolamo in testa. Per il vincitore di tutte le elezioni e del congresso in corso, Tommaso Bori, e per i suoi alleati centristi, ci sarebbe di positivo che il Bernardini non è uno che si mette in proprio e quindi, alla fine, dà retta. Anche se sanno bene che si deve diffidare delle acque chete.
5.Gli svantaggi di Bernardini segretario? Tutti quelli non esplicitamente citati al punto 4. Proprio tanti.
6.Da quel che si capisce ci sarà una resistenza umbra all’idea romana. Cosa succederà? Sintetizziamo: oggi pomeriggio grandi manovre per insediare l’Assemblea che è la garanzia del controllo del partito da parte del correntone Bori più centristi (61 a 39 rispetto si Trappolino boys). Una garanzia fondamentale quando si tratterà di decidere le candidature al Parlamento (2027). Quindi, pausa, via col passo di lato di Pasquali. Poi iniziano le trattative con la minoranza. Esperti navigati sostengono che si potrebbe arrivare fino a qui, prima di un rinvio tattico, magari dopo aver chiesto il voto dell’assemblea su una soluzione ternana per la segreteria regionale. Ma senza aggiungere il nome. In questo caso salirebbero le quotazioni di Francesco Filipponi, consigliere regionale, giovane talento della “cantera” del vivacissimo Pd di corso Tacito e dintorni, non inviso né ai grandi vecchi né al giovane Bori, esperienza di navigazione in politica in acque tempestose neanche paragonabile a quella di Bernardini.
7.Fin qui i retroscena della notte. Tutti pronti per le prossime appassionanti mosse del Pd tornato litigioso padre-padrone dell’Umbria. Proprio come ai tempi d’oro.

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