PERUGIA – «Ho incontrato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per ribadire una verità semplice, ma troppo spesso ignorata: sulla sicurezza urbana lo Stato deve fare la propria parte»: ad affermarlo è la sindaca Vittoria Ferdinandi in seguito a una riunione che si è svolta ieri (mercoledì 16 luglio) a Roma tra una delegazione di Anci e il titolare del Viminale.
«La sicurezza non è ordine pubblico ma soprattutto vivibilità, coesione sociale, prevenzione, prossimità – aggiunge la prima cittadina del capoluogo umbro – E su tutto questo, oggi, sono i sindaci a portare il peso più grande e spesso senza strumenti e fondi adeguati. I Comuni stanno affrontando sfide enormi che vanno dal contrasto alla violenza giovanile alla gestione della malamovida, fino all’aumento del disagio psicosociale, tutto senza un sistema stabile e pianificato di finanziamenti. Nonostante questo, continuiamo e continueremo sempre ad essere in prima linea: con la Polizia Locale, con i servizi sociali, con le reti di prossimità».
Prosegue Ferdinandi: «Ma a volte, tutto ciò non basta: lo Stato deve fare la sua parte. Per questo, come Anci, oggi abbiamo chiesto: l’istituzione di un Fondo nazionale stabile per la sicurezza urbana integrata, con risorse certe e durature; il rafforzamento degli organici delle Polizie locali, oggi in forte calo, con un piano straordinario di assunzioni finanziato dallo Stato; l’accesso pieno ai dati del CED Interforze da parte delle Polizie Locali, per garantire controlli efficaci e sicurezza reale; nuove linee guida chiare per la videosorveglianza, oggi troppo spesso bloccata da incertezze normative».
E ancora: «E infine: abbiamo chiesto che venga riconosciuto il ruolo delle città nell’accoglienza e nell’integrazione. Perché ridurre l’irregolarità con politiche di accoglienza, coesione e integrazione è il modo più efficace per ridurre la criminalità. La sicurezza è un diritto. Ma perché sia davvero garantito, servono investimenti, strumenti e fiducia nei territori. Oggi lo abbiamo ribadito: i Comuni sono pronti, ora tocca allo Stato».


