A.M.
PERUGIA – Quando tornerà regolare l’erogazione del Contributo per l’autonoma sistemazione? Lo chiedono a gran voce alle istituzioni i cittadini residenti nelle zone colpite dal terremoto del 9 marzo di due anni fa, che ha interessato la zona sud dell’Umbertide, la parte settentrionale del Perugino e una minima porzione dell’Eugubino.
A denunciare l’enorme ritardo accumulato nell’assegnazione del sostegno riservato a chi ha dovuto lasciare la propria casa a seguito del sisma, è stato un cittadino residente nella zona nord del comune di Perugia con un appello inviato a Umbria7.
«Le famiglie del Comune di Perugia (circa 65) colpite dal sisma del 2023 – dice – non hanno più notizie del Cas assegnato per l’inagibilità delle loro abitazioni per il terremoto, da dopo le celebrazioni del secondo anniversario del sisma 2023, ovvero dal marzo 2025. Li tutti i presenti, avevano giurato e spergiurato di non dimenticare di ricostruire di resilienza, di avere un posto special nei loro pensieri social. Infatti, erogate ad aprile 2025 le competenze del bimestre febbraio-marzo, tutto tace. Aprile, maggio, giugno e quasi luglio. Silenzio Social. Sentiti più volte gli Enti coinvolti, Commissario straordinario, Regione e Comune di Perugia; Tizio rimbalza a Caio, che passa a Sempronio e i terremotati, a bocca asciutta, devono sopperire con i risparmi. Il contributo, peraltro calcolato ne lontano 2016, in occasione di un più ben grave sisma, non è mai stato aggiornato ne indicizzato alla perdita di valore che ha ridotto il suo potere d’acquisto del 20%». E ancora: «Ma a che serve aggiornare il Cas se tanto proprio non te li danno i denari a ristoro dei disagi? anzi ne generano altri, perché è ovvio che magari i più indigenti si indebitano, che autorevolezza quindi possono pretendere che gli venga riconosciuta dai cittadini. Infatti ad oggi, ormai in vista del traguardo del 31 luglio, l’amministrazione del Comune di Perugia è in arretrato di 4 mensilità ovvero di un terzo del contributo annuale ! e ce la faranno a tagliare il traguardo per certo. Auspichiamo noi tutti un’immediata ripresa dei trasferimenti magari con cadenza mensile, perché si sa gli affitti vengono così cadenzati e cosi noi terremotati Onoriamo i nostri debiti come anche Loro, si spera, onorino i propri con noi tutti».
Sulla vicenda fa sentire la propria voce anche il comitato Rinascita 9 Marzo: «Le famiglie terremotate da mesi aspettano il pagamento dei contributi di autonoma sistemazione. Il comitato rinascita 9 marzo denuncia che i Comuni non sono in grado di pagare i Cas agli aventi diritto: Umbertide, che ha pagato sempre mensilmente è fermo ad aprile e Perugia ha pagato marzo. Nella riunione del 30 giugno scorso tutte le autorità hanno affermato che in pochi giorni si sarebbe provveduto, ripristinando un regolare flusso contributivo: ad oggi le famiglie sono strette tra chi chiede loro di onorare gli affitti (e adesso anche le rate dei mutui sospesi)e questi mancati pagamenti .La situazione è veramente insostenibile, anche perché le legittima domande relative ai perché del ritardo restano senza risposta». Si chiedono dal comitato: «Dove si è inceppato il meccanismo, se è vero che i fondi sono stati stanziati? Abbiamo interloquito informalmente con i livelli istituzionali locali e regionali per sollecitare sul problema, adesso faremo una comunicazione ufficiale a loro e anche al Commissario Straordinario Castelli, da cui aspetteremo una risposta anche sulle agevolazioni fiscali che i terremotati hanno su altri territori, ai quali siamo stati equiparati, mentre noi non ne abbiamo. Se è vero che c’è attenzione nei confronti di questi territori e che non saremo lasciati soli, questo è il momento di dimostrarlo, con fatti e scelte precise». Come mai si sta verificando questo impasse? La questione è stata spiegata a più riprese da Regione e Comuni di Umbertide e Perugia. I fondi per il Cas – stanziati dal governo centrale e pari a 1,2 milioni – sono stati già trasferiti da palazzo Donini alle amministrazioni comunali. Perché, quindi, non si riparte? La palla è in mano a Roma. Per tornare alla normalità serve la cosiddetta “bollinatura” da parte del ministero dell’Economia e una successiva ordinanza da parte del capo Dipartimento della Protezione civile nazionale. Incessante è il pressing da parte delle amministrazioni locali per sbloccare la situazione.


