PERUGIA – Umbra Jazz in recessione, un anno difficile, con record negativi rispetto agli ultimi anni per quanto riguarda gli incassi al botteghino e altri scricchiolii.
Resta solo il mito Pagnotta e un futuro tutto da inventare.
Come? La “voce” Cucinelli – raccontato come “cavaliere bianco” e prossimo dominus – non si sa davvero quanto sia fondata ma certo è molto insistente.
E adesso – pensate la forza delle suggestioni – c’è anche una potenziale strada da percorrere.
Tutto comincia con la Giunta Marini. L’attuale presidente della Fondazione Uj, grande esperto di jazz e già all’epoca con un incarico (oltre al suo ruolo di direttore della Provincia di Perugia), Mazzoni, propose alla Regione di cambiare lo Statuto in maniera tale da consentire ai privati di diventare soci della Fondazione Umbria Jazz.
I vantaggi? Avere soci pagatori oltre agli enti pubblici.
Gli svantaggi? Una confusione dei ruoli, col pubblico che di fatto continuava a sostenere le spese maggiori e fornisce le garanzie mentre i privati, con un investimento ridotto, possono determinare la linea della manifestazione e approfittare per la loro immagine.
La presidente Marini non si fidava in generale di questo modello di Fondazione, che vanno ancora di moda, ma vengono considerate assai poco profittevoli per l’ente pubblico.
Il presidente della Fondazione Umbria Jazz, Mazzoni, ha davvero intenzione di tirare fuori dal cassetto quel progetto? Oppure si apriranno prospettive diverse e magari ancora più radicali?
Nessuno sa.
Però le “voci” che si inseguono sono comunque la dimostrazione che c’è massima incertezza sul futuro della grande kermesse.


