di Marco Brunacci
PERUGIA – C’era una volta il progetto, pronto a partire, della stazione dell’Alta Velocità della Mediaetruria. Era considerato un passeggio fondamentale per far uscire l’Umbria dal suo storico isolamento.
Da oggi c’è un accordo che ne fissa il funerale a dopo lo scontato successo di Giani alle regionali nell’ultrarossa Toscana.
È vero: la tumulazione del progetto non c’è stata, ma abbiamo il testo di un prezioso accordo elettorale tra il Giani, campione del Pd, e Paola Taverna, amazzone della Brigata contro il consumo del suolo di M5s.
Delizioso è l’incipit: si loda l’adeguamento delle stazioni di Arezzo e Chiusi, terminato del 2018 (avete letto bene) e quindi c’è più poco da aggiungerci.
A questo punto ecco le righe che sanciscono l’accordo che blinda il successo elettorale di Giani: “In questa prospettiva, la piena valorizzazione delle stazioni di Arezzo e Chiusi-Chianciano Terme rappresenta un’opportunità concreta e prioritaria per il territorio e, al fine di non incidere sul consumo di suolo nell’area, un elemento da considerare attentamente nel quadro delle scelte future sul sistema Alta Velocità della Toscana centrale”.
Traduzione: la Toscana ha tutto quel che le serve.
Altri? Attaccarsi alla pensilina.
Se si capisce bene, Rigutino resterà l’avanposto nel deserto dei tartari e l’unico lavoro previsto è la targa a ricordo di Dino Buzzati. A Creti mi sa che ci portano una corona.
Restano due domande:
- Ci sarà un comunicato di Confindustria Umbria?
- La presidente della Regione Umbria, Proietti, deciderà finalmente di buttare nel cestino l’accordo con la Toscana e almeno si tiene l’elisoccorso?
Ps. Per correttezza va detto che in realtà una speranza c’è: il centrosinistra in Umbria ha sdoganato, in sanità, la bugia come arma convenzionale di lotta politica. Magari vale anche in Toscana.


