Marco Brunacci
PERUGIA – Per ora in Consiglio di amministrazione Afas (al momento sono solo in due) hanno deciso di non decidere. Niente boicottaggio di farmaci israeliani da parte delle farmacie comunali di Perugia.
Ma certo si comincia a capire quanto sia piena di insidie una questione del genere.
E si capisce che Afas è una delle spine di questo inizio di legislatura della nuova amministrazione comunale.
Intanto le farmacie hanno perso il presidente – che si è dimesso.
Si è fatto un bando per sostituirlo chiedendo curriculum. Ma tutti coloro che azzardano pronostici sono convinti che alla fine la scelra cadra’ sulla Morosi, attuale componente del cda.
Se il pronostico dovesse essere azzeccato si dovrà procedere anche alla sostituzione del membro del cda.
Come si vede, un avvio tormentato.
Ma ora attenzione al caso del boicottaggio dei farmaci israeliani.
Ci sono problemi giuridici sollevati nel caso del Comune di Sesto Fiorentino, che, dopo l’annuncio in pompa magna, ha fatto rapidamente una retromarcia non esattamente onorevole.
Ci sono poi grossi ostacoli posti dall’uniformita’ (costituzionalmente garantita) di trattamento dei cittadini e soprattutto dal buon senso comune (cosi’ tanto bistrattato). Che potrebbero essere più forti di qualunque scelta ideologica, pure con vasto risvolto propagandistico.
Qualche esempio:
1.Il genitore che deve acquistare un farmaco per il proprio figlio, o il figlio che lo deve acquistare per il genitore, sarà costretto a recarsi in una farmacia privata col rischio che non torni più in Afas? In questo modo non si crea un danno all’Azienda?
2.Come è possibile che le farmacie comunali non vendano più farmaci israeliani – ce ne sono tanti di uso comune e molto diffusi – quando continuano a essere distribuiti dall’ospedale della città e dalla Asl di riferimento?
3.Che ne sarà delle riserve di farmaci israeliani che sono nei magazzini Afas? Verranno lasciati scadere con danni per l’Azienda pubblica?
Obiezioni molto rilevanti, con giuristi di chiara fama che avanzano altri grossi dubbi in merito al boicottaggio, sulla base di altre e diverse norme, anche di rilievo costituzionale.
Basterà la retromarcia non onorevole del Comune di Sesto Fiorentino a convincere la giunta perugina a non proseguire sulla strada del boicottaggio? Si ridurrà tutto a un fuoco di paglia estivo?
Infine: ma davvero i cittadini di Perugia non hanno stringenti problemi di cui l’amministrazione senta il bisogno di occuparsi?


