Di DRAKE IL CORSARO
PERUGIA – Da sempre, almeno dalla fine della DC nel 1994, sotto gli ombrelloni, fra gli addetti ai lavori, si discetta sul ritorno del centro. In realtà più che di centro, ormai il dibattito si incentra su chi può costruirlo nel migliore dei modi. Il dibattito, soprattutto nel centro sinistra è stato sollecitato da interventi di Franceschini, Bettini, da Renzi e da molti altri che aspirano a bilanciare al centro (appunto) quella idea di campo largo su cui tanto sta lavorando la segretaria del PD con grande generosità verso il movimento di Conte se come sembra ormai certo, anche in Calabria, dopo la Campania cederà la candidatura a presidente all’esponente ideatore del reddito di cittadinanza, Pasquale Tridico.
Veniamo ai due nomi più gettonati di questo fantomatico centro.
E’ in campo, da molti mesi, Ernesto Maria Ruffini, già importante direttore dell’agenzia delle entrate, uomo legato agli ambienti che contano di quà e di là dal Tevere e che proprio dall’Umbria, grazie all’eccellente rapporto con Eros Brega, iniziò nei mesi scorsi la presentazione del suo movimento “Più Uno”. L’altro nome di cui molto si parla è quello dell’assessore di Roma Alessandro Onorato, un curriculum legato a Veltroni, all’UDC, ad Alfio Marchini, solide relazioni nella Roma che conta ad iniziare dai grandi costruttori romani. Onorato negli ultimi tempi sembra aver guadagnato qualche vantaggio su Ruffini, avendo riscosso una grande visibilità mediatica con l’evento a Roma con 700 persone fra amministratori civici e semplici cittadini e quello più recente nelle Marche con oltre 200 amministratori locali in cui è riuscito a prendersi la paternità politica delle liste civiche legate a Matteo Ricci.
I media puntano molto su di lui, bravo ragazzo, giovane, un volto alla Tom Cruise, sfrontatezza alla Renzi e un argomentare civico pur chiaramente collocato nel centro sinistra ma molto competitivo sui temi cari all’elettorato moderato anche del centro destra: sicurezza, semplificazione amministrativa, riduzione delle tasse, libertà d’impresa, etc.
Questo dibattito estivo ha subito una battuta d’arresto i primi di agosto con l’intervista (mai casuale) rilasciata dal cardinal Camillo Ruini, l’uomo che ha diretto il rapporto fra la curia e la politica italiana per oltre venti anni ed accreditato da molti, insieme al cardinal Parolin come il king maker dell’elezione di Prevost al soglio Pontificio.
Nell’intervista Ruini oltre ad esprimere apprezzamento per il governo Meloni ha di fatto dichiarato la non possibilità di un nuovo partito dei cattolici e messo in dubbio la discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi.
Perchè è così importante il pronunciamento del cardinal Ruini? Perchè dopo l’elezione di Papa Leone XIV la Curia italiana ha molto rallentato il lavorio attorno alla figura di Ruffini, un lavoro di consigli, suggerimenti, tipico delle gerarchie di una Istituzione millenaria e saggia come la Chiesa, in attesa di comprendere bene i prossimi passi del nuovo pontefice.
Le prime mosse di Prevost (Umbria7 su Mons. Paglia e Padre Enzo Fortunato ha già scritto) invitano a grandissima prudenza nell’esporsi su posizioni troppo politicamente sbilanciate.
L’Umbria però come può entrare in questo dibattito? A Roma, ai vertici del centro sinistra, negli ambienti più moderati, si respira delusione per le prime mosse politiche della presidente Proietti che – ricordano – dei 7 presidenti di Regione di centro sinistra è l’unica a non avere in tasca una tessera di partito, insieme a Michele Emiliano che ormai si appresta però a lasciare la guida della Puglia.
I settori più moderati del centro sinistra si aspettavano dall’unica civica con un ruolo di governo e di potere, un suo attivismo nel fare da collante con i movimenti che si muovono alla destra del PD, ed invece cosa ti fa l’ex sindaco di Assisi?
A fine giugno presenta a Roma, insieme a Tarquinio e Ciani, il movimento “Rete Civica Solidale”, ribattezzata dai media nazionali come la corrente esterna e pacifista del PD, una specie di rete di collegamento fra il PD, AVS e M5S. Insomma tutto quello di cui non c’è bisogno per vincere a livello nazionale, perché quel ruolo e quell’area è ben coperta già dal PD della Schlein.
Un altro colpo al cuore dei moderati romani che si stavano a poco a poco riprendendo dallo shock della manovra “lacrime e sangue” dei mesi scorsi.
Non sappiamo se basterà la vicinanza di un esponente di lungo corso, esperto e prudente come Nicodemo Oliverio, a spingere la Proietti a cambiare direzione di marcia, gli ultimi atti come quello sulla gestione della chiusura del piano rifiuti sembrano dire il contrario.
Eppure a Roma, all’indomani della vittoria della Proietti, chi sa far di conto, aveva avvisato che mentre era indubitabile il fatto che le elezioni di Perugia le avesse vinte il sinistra centro con il dream team “Vittoria Ferdinandi e Francesco Nicodemo”, le regionali le ha perse il centro destra.
Il centro destra 2024 le avrebbe perse anche con il peggior centro sinistra di sempre, quello del 2019, quello con esponenti un giorno si e l’altro pure messi alla gogna mediatica ed alcuni ai domiciliari. I numeri per quanto amari sono impietosi e Umbria7 li riportò nella sua crudezza, Nel 2019 Bianconi con 166.000 voti avrebbe comunque battuto il centro destra 2024 che di voti ne ha ottenuti pocopiù di 164.000.
Insomma Il fronte moderato e romano del centro sinistra è ben consapevole che dei 90.000 voti persi dal centro destra, in 5 anni, neanche 20.000 sono stati conquistati dal centro sinistra di Stefania Proietti e in fondo il PD di oggi ha gli stessi voti del PD del commissario Verini.
Le prime mosse della Presidente andavano nella direzione giusta, mesi fa, le cronache di questo giornale on line, raccontavano che la Proietti avesse affidato ad un esponente della sua lista di estrazione cattolica fortemente moderata come Giuseppe Capaccioni il compito di far scouting “qua e là” per rafforzare la gamba moderata del suo progetto. In fondo l’area culturale di Capaccioni in questi giorni a Rimini da il via alla kermesse annuale a cui oltre a Draghi e Meloni ci sarà praticamente tutto il governo del Paese e per il centro sinistra solo Enrico Letta, Pina Picerno, Gaetano Manfredi in qualità di presidente Anci, e guarda caso la stessa Proietti.
Probabilmente Capaccioni sarà stato troppo impegnato dal ruolo affidatogli dal Vescovo di Assisi (a proposito, nei prossimi mesi novità in vista) di Presidente della Fondazione Elpis.
Concludiamo con una serie di interrogativi. Saprà Proietti agganciare quell’area politica moderata? Saprà far tesoro dei consigli di Oliverio Nicodemo? Saprà mettere a terra politiche (sul fisco, sulla sanità, sui rifiuti) che avvicinino a lei i nuovi protagonisti nazionali del centro moderato, Ruffini o Onorato o chi verrà. Riuscirà a far tesoro dei preziosi consigli dei loro referenti umbri, in particolare a Terni?
PS. Terni non è il centro del mondo, nessuno vuole togliere il pallino a Foligno, ma non sfugge che le nuove geometrie della politica umbra vedranno proprio a Terni il loro test più rilevante nelle elezioni comunali a scadenza naturale o anche prima se il Sindaco Bandecchi riuscirà a vincere qualche regione o salirà in altre e più alte istituzioni.


