Medio Etruria, Melasecche non ci sta: «Proietti succube di Giani e Umbria sempre più isolata»

Il capogruppo della Lega a palazzo Cesaroni: «La Regione affonda nelle sabbie mobili del campo largo»

PERUGIA – «La vicenda della Medio Etruria sta assumendo i colori dell’arcobaleno a seconda delle giravolte elettorali di Giani. Ogni giorno una novità, nessuna visione strategica. La presidente Proietti, ormai lacchè della Toscana, non decide nulla»: a dirlo è il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Enrico Melasecche.

Afferma l’esponente del Carroccio: «Prima era per Creti, poi per Rigutino, oggi ridicolizzata dall’accordo fiorentino PD-M5S affonda nelle sabbie mobili. Purtroppo la mediocrità in politica si paga, anche carissima, e l’Umbria è destinata a scendere sempre più verso sud. Altro che Italia Mediana. Nonostante i vantaggi della Zes che il centrodestra è riuscito a garantire, senza grandi scelte strategiche non si va avanti. Alcuni risultati brillanti, come quelli sull’aeroporto e sul turismo, hanno mostrato il trend che avevamo voluto con lucidità nella scorsa legislatura. Ma la Banca d’Italia ha certificato che uno dei problemi dell’Umbria resta la bassa produttività degli investimenti, legata anche a un sistema infrastrutturale bloccato da decenni di inconcludenza. La presidente Proietti ha poche idee, ma molto confuse, e sul tema dell’isolamento dell’Umbria, vera macina al collo della regione, salta di palo in frasca secondo la convenienza elettorale. Lo stesso schema vale per il Nodo di Perugia: i suoi voltafaccia e quelli del compagno Bori, pur di tenere in piedi AVS e M5S, hanno del grottesco. Analoga la questione Medio Etruria, dove il comportamento subalterno della Giunta rispetto alle voglie di potere di Giani ha dell’incredibile».
Aggiunge Melasecche: «La Proietti, da sindaco di Assisi, era per Creti. Poi, in veste di presidente, la vediamo prostrata a Giani, pronta a sprizzare sorrisi per aver firmato un accordo trasformato in delibera ufficiale a Palazzo Donini. Peccato che l’innamoramento subalterno non sia corrisposto: Giani, senza dirle nulla, blocca tutto a Firenze lasciandola affondare nelle sabbie mobili, mentre De Rebotti tiene ferma la barra su Creti e il resto della comitiva, cui interessa ben poco la miglior soluzione, già finanziata e con data di realizzazione 2029, sta a guardare. L’epilogo, di questo passo, sarà quello di rimettere tutto nel cassetto. Negli annali resterà l’immagine di Giani che, pur di assicurarsi il voto dei grillini toscani, si tira giù le braghe dichiarando al mondo il suo nuovo amore politico con la Taverna, che fino a poche settimane prima lo aveva insultato con gli stessi epiteti che il M5S riservava in Umbria alla Marini. Intanto la Proietti, ferma a Rigutino, rimane con un accordo che vale meno della carta igienica».
E ancora: «Ora ci racconteranno che la soluzione migliore è la favola dell’Alta velocità diffusa? Una barzelletta, dove l’Umbria rinuncia ai Frecciarossa previsti a Creti per regalarli ad Arezzo. Una farsa che obbligherebbe i perugini che vogliono andare velocemente a Roma, ad andare prima ad Arezzo a nord sulla linea lenta, per poi girare al contrario verso sud. A Chiusi, invece, regna il frutto delle spaccature del PD umbro, diviso in mille interessi locali. Da quando la politica regionale, parole dello stesso De Rebotti, è passata dalla linea Melasecche, fatta di analisi scientifiche, procedure limpide e pareri dei vertici tecnici nazionali, alla linea De Rebotti, cioè la discussione infinita per accontentare tutti, siamo tornati al caos. Tutti a discettare di ferrovie come se fossimo a Disneyland, davanti a trenini di modellismo che corrono in tutte le direzioni. Solo pochi mesi fa la linea era chiara, limpida e condivisa dai massimi esperti. Oggi, invece, ritornano i commentatori della domenica, i negazionisti e i maitre à penser, con ipotesi fantasiose che sbigottiscono la pubblica opinione».
Conclude Melasecche: «Nel frattempo l’Umbria del campo largo si gode la decrescita infelice tanto cara ad AVS e M5S. Giani promette il reddito di cittadinanza regionale. E aspettiamo il giorno in cui la Proietti, pur di non restare indietro, lo seguirà pedissequamente, finanziandolo con i soldi della stangata fiscale appena varata. Un destino triste per un’Umbria che, nel dopoguerra, ha saputo crescere grazie alla laboriosità dei suoi artigiani e operai, ma che oggi rischia di costringere i giovani più intraprendenti a emigrare. Perché non tutti potranno contare sul posto fisso nelle assunzioni pubbliche».

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