Screenshot

«Ridolfi si infurierebbe. Rovinata un’altra piazza d’autore»

Luciano Marchetti interviene sui lavori intorno a Palazzo Spada. L’intervista

Au. Prov.

 
TERNI –  Nel momento in cui il Ministero della Cultura avvia il censimento delle opere di architettura contemporanea realizzate in Italia dal 1945 a oggi, a Terni si assiste, paradossalmente, alla “rottura”  di uno degli interventi più emblematici del dopoguerra: la piazza intorno a Palazzo Spada, progettata da Mario Ridolfi. A lanciare l’allarme è Luciano Marchetti, l’architetto che ha lavorato per oltre 15 anni con lo studio Ridolfi – Frankl e che ha insegnato con i due maestri al politecnico di Milano.

Come vede l’intervento di “riqualificazione” di piazza Ridolfi? «Rimango allibito. Si sta depredando un disegno del maestro Ridolfi di una piazza all’interno del piano di ricostruzione di corso del Popolo, che non a caso è stata intitolata a lui»

Che ne pensa degli interventi proposti dall’amministrazione Bandecchi in questi due anni? «Bene che ci sia volontà di intervenire. Peccato però che questa amministrazione, che afferma che Terni è una città bella, non abbia approfondito che Terni, dopo i bombardamenti, è stata totalmente disegnata dallo studio Ridolfi- Frankl e che il metodo di ricostruzione dei due maestri sia riconosciuto e studiato in tutto il mondo».

Che cosa si potrebbe fare? «Attualmente osservo. Vorrei parlare dell’architettura della città. Faccio un invito all’amministrazione “interventista”: invece di fare questi “interventini”, perché non aprire un dibattito sulla città e sui suoi punti strategici? Lo studio Ridolfi – Frankl fece numerose ipotesi, dopo il piano regolatore generale, sui punti strategici che generanno futuro per la nostra città. Nell’ordine – appunti e disegni sono in studio, a disposizione – San Valentino, l’ospedale, il palazzo degli uffici comunali (l’Uovo di Ridolfi), che si è pensato penato di riconvertire a sede di ricerca e di studi universitari sulla pianificazione e sull’architettura. E ancora: la copertura dell’Antiteatro Romano, l’ascensore alla Cascata, il ponte che Ridolfi e Frankl chiamavano “Rialto” e che sta
all’interno del piano particolareggiato di corso del Popolo – un ponte costruito con attività – e che collega definitivamente le sponde del fiume Nera».

Se Ridolfi fosse ancora in vita, che cosa direbbe di questo intervento?
«Si arrabbierebbe. Ridolfi era molto volubile. E direbbe che questa non è architettura. L’architettura sono i temi sopra detti. Questi sono “sentimentini”, come diceva Risolfi, proposte senza una base professionale».
Quindi i disegni e i documenti dello studio Ridolfi – Frankl ce li ha lei? «Si, sono in archivio. C’è il disegno della piazza con la sua geometria, c’è una foto del disegno di una fontana che i due maestri avrebbero voluto realizzare sull’angolo inflesso di palazzo Montani, c’è il disegno dell’Uovo, approvato, solo da realizzare. E c’è tutta una relazione fatta insieme a Frankl sul riuso dell’Uovo, da uffici comunali a centro di ricerca e polo universitario».

Picchiata e stuprata in centro a Perugia, Squarta: «Il pensiero va alla vittima. Per crimini come questo non può esserci silenzio»

Cose dell’altro mondo/ Dopo aver preteso l’elisoccorso, lo svendono alla Toscana per «ottimizzare i costi». Ma per cosa hanno messo 184 milioni di tasse in più?