di Sandra Monacelli, ex parlamentare Udc
PERUGIA – Non so a quanti sia capitato di dover vivere il calvario della malattia di una persona cara, magari un genitore anziano.
Inizia una via crucis di dispiaceri e impotenze difficili da sopportare soprattutto se in questo viatico ci si deve confrontare con operatori sanitari (non tutti per fortuna, ma alcuni sì e purtroppo quelli li fanno la differenza).
Questa è una storia personale ma forse non troppo.
È una storia di poveri Cristi costretti a misurarsi con presunzioni e saccenze mescolate a deliri che proverò a raccontare.
Mia madre è affetta da una patologia neurodegenerativa, problematiche legate all esofago, non si alimenta, ha un calo ponderale notevole, scompensi di vario tipo e chi più ne ha più ne metta… è definita un paziente fragile.
La sanità territoriale ha i suoi limiti, la presa in carico è difficile da attuare e nei casi gravi l’unica strada è l’ospedale.
Gli anziani, i pazienti fragili, non sono semplici da trattare. Copri una falla e dopo pochi attimi se ne apre un’altra.
Nei giorni del suo ricovero, consapevole di tale complessità, con educazione e rispetto, ci siamo interfacciati con il personale sanitario, ringraziando per ogni intervento e prestazione… Certo è dura da accettare l’assenza di miglioramenti anzi l’inspiegabile peggioramento… ma la vita ha le sue regole e il suo cerchio.
In tutto questo ci sono parole inaccettabili, troppe e fuori luogo, pronunciate da chi un ruolo ce l’ha e che non dovrebbe mai dimenticare l’umanità e soprattutto il senso del proprio lavoro.
Per oltre 30 minuti stamattina un primario interpellato sullo stato delle condizioni di mia madre, ha scandito con violenta arroganza che il reparto è la discarica della sanità, raccoglie pazienti che nessuno vuole… i medici se ne vanno… e negli ultimi tempi dal suo reparto ben 8 sono stati i medici che se ne sono andati sia per le difficoltà della gestione delle problematiche che per il rapporto complicato con i familiari dei pazienti.
Tanto sarebbe bastato ma non soddisfatto ha detto che lui stesso accompagnerebbe i pazienti anziani ricoverati da lui, in altri reparti, ma non li vuole nessuno. Che le famiglie scaricano gli anziani in ospedale per farli morire li senza riportarli a casa…
A quel punto cerco di far capire interrompendolo fin troppo gentilmente, con una dignità che ho sentito più simile ad una colpa che ad una virtù, che il suo soliloquio era fuori luogo e non c’era nessuna analogia con il caso di mia madre visto che in 12 giorni di ricovero non l’avevo abbandonata un solo istante né di giorno né di notte… e che io volevo semplicemente parlare del decorso di mia madre pronta anche a portarmela a casa.
Ma il dottore doveva finire di discettare sulla inutilità degli esami che le erano stati fatti… perché ad una certa età bisogna accettare che la vita finisca, gli esami costano e i problemi vanno gestiti nella solitudine della propria famiglia.
Ora mi domando dove sia andata a finire la medicina di un tempo quella dove le persone non erano soltanto dei numeri, quella dove i primari la mattina erano per i reparti a visitare i loro pazienti insieme con l’equipe medica. Perché io in12 giorni quel primario non l’ho mai visto nelle camere a visitare i malati, avrà visto le loro cartelle cliniche ma credo che non ne abbia incontrato nessuno.
Ho visto una dottoressa bravissima e gentile che l’ha seguita, caratterizzata da una virtù rara che si chiama umanità. Ho incontrato medici disponibili e competenti, un personale infermieristico inappuntabile sia sotto il profilo della professionalità che della gentilezza, cosi come gli operatori socio sanitari.
Ma con disappunto ho ascoltato un primario che impartiva lezioni sdegnate verso un lavoro che ogni giorno si misura con la sofferenza. L’ho sentito definire il reparto che dirige «discarica della sanità» perché raccoglie pazienti che nessuno vuole e lui li avrebbe accompagnati personalmente in altri reparti.
A quel primario oggi sento il dovere di dire che né mia madre né nessun altro paziente è un rifiuto più o meno tossico.
Io mia madre la porterò via dal suo reparto ma le sue parole gravi resteranno segnando una brutta pagina in un mondo sanitario che per fortuna ha tanti eroi .


