DI DIEGO DIOMEDI
TERNI – In questo articolo abbiamo avuto il piacere di intervistare Gaia Battistoni, una delle voci poetiche emergenti del panorama letterario umbro. La giovane autrice ha recentemente contribuito alla collana poetica I poeti di Ponte Vecchio vol. 4 – edizione 2025, una raccolta che celebra giovani talenti della poesia. Insieme a lei, hanno partecipato a questa edizione anche Mirko Cervini, Giulia Di Lisa, Sonia Montefusco, Lucia Patanè, Bruno Pierri, Simone Riberto e Michael Valente. Attraverso le sue parole, scopriremo il suo percorso artistico e le emozioni che l’hanno portata a condividere i suoi versi con il pubblico.
Cosa ti ha spinto a scrivere poesie e come è nato questo libro in particolare? «Scrivo da quando ne ho memoria, perché sono, da sempre, fermamente convinta che il potere della parola sia immenso, capace di fare talmente bene e talmente male da spezzare il fiato. Da persona alquanto sensibile, ho sempre dato un peso importante alle parole; esse per me, come affermo in Ossimoro, possono essere ali, o pesi che rallentano il cammino. Crescendo, sto imparando ad attribuirgli la giusta importanza. Questo libro è stato una bellissima sorpresa. Lo scorso anno, ho iscritto una delle mie poesie ad un concorso letterario che accoglie un gran numero di partecipanti, e pochi giorni dopo, sono stata contattata dalla Casa Editrice del suddetto progetto, che mi ha proposto la collaborazione per realizzare la collana poetica ‘Poeti di Ponte Vecchio’ Volume 4 – Edizione 2025, insieme ad altri 7 autori. Ora sono ufficialmente una Poetessa di Ponte Vecchio. Vedere i miei lavori dentro un libro, è stata ed è, un’emozione forte e speciale.»
Quali temi ricorrono nelle tue poesie e cosa significano per te? «Il tema per eccellenza che regna nelle mie poesie è l’amore, che da solo comprende un’immensità di altre cose. Spesso ci puntiamo le armi contro, dimenticandoci che una delle ragioni più importanti per cui siamo al mondo è amare, amarci ed essere amati. Nei miei versi c’è l’amore in ogni sua diramazione: c’è l’amore che sogno di trovare; quello per la persona a cui mi sarei affidata anche ad occhi chiusi. Per l’amica che ha scelto di andarsene, c’è l’amore per chi mi ha detto che profumo di casa autentica, per l’aria improvvisa che mi accarezza il viso e quello per me. Spesso cambia forma ed è narrato attraverso il corpo: diventa pelle, o mani, ma anche mare, e contiene brividi, lacrime e sale che brucia agli occhi. Credo che l’essere umano sia fatto di sfumature, di opposti, di tanti diversi colori che dentro di esso convivono o si scontrano. Con la poesia riesco a tradurre in parole le immagini del mondo che mi nascono dentro. Essa non è un rifugio, è parte integrante di me, vive nei miei modi di pensare, vedere e percepire.»
C’è un autore o un’autrice che ti ha influenzata particolarmente nel tuo percorso poetico? «Non mi sento influenzata da un autore o un’autrice in particolare, ma ce ne sono alcuni a cui sono particolarmente affezionata. Cesare Pavese, Giacomo Leopardi e Dante (da cui ha preso il nome il mio pappagallo!) sono molto importanti. Leggo con stupore e fascinazione Baudelaire e Rimbaud, e mi sento, inoltre, affine a Saffo; adoro l’intensità dei suoi versi e li trovo estremamente evocativi. Con Shakespeare sogno e credo nella magia, sempre, non solo in una notte di mezza estate. Tornando ai nostri giorni, un autore che apprezzo moltissimo è Alessandro Baricco, amo Oceano mare. Se penso però al primo libro che mi ha parlato dentro, anche se molti anni fa, è stato La luna blu di Massimo Bisotti, che a breve rileggerò. Nel frattempo, continuo il mio viaggio nella lettura, spaziando tra i vari generi, perché ho ancora tanto da imparare e conoscere.»
Come vivi il rapporto con il linguaggio poetico rispetto alla scrittura in prosa o altri generi? «Prosa e poesia sono le forme di scrittura a cui sono maggiormente vicina. La prima è per me un canale più immediato e volto al simbolico, ma, scrivendo anche in prosa, so che può essere altrettanto viscerale, potente, intima e profonda. Nella prosa vedo più struttura, lì approfondisco, viaggio e mi lascio spazio. In entrambi i casi, ascolto un’intuizione iniziale: noto o percepisco qualcosa che poi mi accompagna nella scelta delle parole che più mi rispecchiano. Che sia prosa o poesia, sono fedele a quello che ho dentro e lascio che mi percorra, tanto nel dolore, quanto nella felicità, fino al foglio e oltre.»
Cosa speri che i lettori provino o comprendano leggendo le tue poesie? «Spero semplicemente che, in qualche modo, le mie parole vibrino dentro di loro. Come ogni forma d’arte, credo che la poesia sia universale. I temi che tratta rappresentano esperienze umane comuni. Al contempo, è bellissimo che il significato delle poesie sia negli occhi e nella vita di chi le legge. È proprio questa la meraviglia. Ogni lettore le trasforma, anche se l’essenza di chi le ha scritte rimane presente, come una carezza, come il respiro che senti quando sei appoggiato al cuore di chi ti ama.»
Terni stimola la poesia? «Sarebbe molto bella quanto stimolante la presenza, nella nostra città, di un Caffè letterario: uno di quei piacevolissimi locali che offrono l’opportunità di leggere libri, incontrare persone con passioni affini, e in cui possano trovare spazio scambi di idee, creazioni artistiche e letture delle proprie opere. Terni è il luogo dove sono nata e abito, perciò vi sono legata indissolubilmente. È la città degli innamorati, quindi è magico pensare che il mio animo poetico e genuino sia anche merito suo. Uno dei miei sogni è viaggiare per conoscere il mondo e continuare a meravigliarmi, poi però, sceglierei sempre di tornare qui, a casa.»


