Tutti ad interrogarsi su che cosa avesse spinto Massimo D’Alema a volare in Cina e a partecipare alla parata militare che Pechino ha organizzato per festeggiare la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale. Non la geopolitica. Non gli affari internazionali e né il commercio delle armi. Massimo D’Alema si è fatto vedere in Cina, insieme a gran parte dei dittatori del mondo, per questioni molto più spicciole e molto meno pericolose per gli equilibri mondiali.
Massimo D’Alema, in Cina, è di casa come esportatore di vini prodotti in Umbria, soprattutto nella sua tenuta incuneata nella vallata che sale dal borgo di Otricoli verso Narni, patria del NarNot. Un Cabernet. Uno dei capolavori enologici della cantina di Massimo D’Alema, La Madeleine.
In Cina, Massimo D’Alema e l’enologo Riccardo Cotarella, operano con una società denominata “I vini della via della seta”. Un’azienda che in Oriente esporta per mezzo milione di euro, e che produce utili per quasi 200mila euro. Un’attività redditizia. Uno sbocco di mercato che val bene una parata tra i missili e i cannoni cinesi.


