Il copione del Verdi non cambia nemmeno a settembre

Doveva essere il mese dell’apertura all’ulteriore variante al progetto, invece si va avanti snobbando la petizione dei 500

TERNI – A guardare lo stato dei lavori, il teatro Verdi è bello che abbozzato nelle sue forme, quantomeno quelle delle fondamenta delineate dal cemento armato. E quello sarà, il nuovo Verdi. Si va avanti con il vecchio progetto stralciato del ridotto – l’auditorium da 180 posti sette metri sotto la platea –  che comunque in parte lo modifica, senza tenere in considerazione la proposta  di aumentare i volumi della struttura fuori terra in un ottica di realizzare un teatro  capace di ospitare un maggior numero di spettatori e di orchestrali, sottoscritta da 500 cittadini, che avrebbe dovuto approdare in consiglio comunale a maggio. Poi a settembre. Una petizione che solleva forti preoccupazioni riguardo l’acustica, la capienza, l’inadeguatezza del golfo mistico e delle dimensioni del palcoscenico. «Il rischio – secondo  i firmatari –  è quello di ritrovarsi con  struttura ibrida e insufficiente. Un progetto che, se rimane tale, non solo non ha le caratteristiche auspicate, ma rappresenta una delle più grandi occasioni perse per Terni».

Una petizione che il sindaco Bandecchi in persona, lo sorso luglio, aveva promesso di portare in consiglio comunale a settembre. Nella prima seduta dopo la pausa estiva, perché – parole di Bandecchi – «sebbene i volumi non potranno essere aumentati, sicuramente troveremo il modo di imbellire il Verdi». Come intenda imbellirlo non lo ha detto a luglio e non lo dirà certo nella seduta del consiglio comunale di oggi, 8 settembre 2025, non foss’altro perché il tema del Verdi non è inserito nei punti all’ordine del giorno.

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Gianluca Tuteri

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