Il risultato delle Marche dice, in maniera definitiva, come in Umbria non sia stato il “Patto Avanti” a vincere, ma il centrodestra a perdere. Con queste conseguenze

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il netto successo di Acquaroli su Ricci diventa un monito sia per il csx che per il cdx. Il Pd a livello nazionale studia come cambiare e qui farebbe bene a riflettere sul modo di governare. La coalizione del centrodestra umbro o affronta i suoi limiti o si rassegna alla sconfitta

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il risultato delle Marche lascia un messaggio chiaro per l’Umbria (oltre che per il futuro del centrosinistra nazionale).

  1. Il Patto Avanti, il “campo largo” del centrosinistra nella versione umbra, che ha riconquistato alla sinistra Perugia prima e l’Umbria dopo, è naufragato ben oltre le aspettative sulle coste marchigiane (e anche sulle colline): 8 punti di distacco tra il candidato di centrodestra e lo sfidante di centrosinistra sono una sentenza senzaappello. E va chiarito che l’astensione è stato motivo di apprensione soprattutto per il centrodestra e non ha avvantaggiato nessuno dei due schieramenti.
  2. Secondo il post di Marco Regni, nelle Marche è stato evidente come “in politica la somma di 2 pere con 3 mele non faccia mai 5 kiwi”. E spiega con i dati: Acquaroli, il netto vincitore, ha preso 337.679 voti, 23.507 voti in meno del 2020 (-6,5%), quando sconfisse il candidato del centrosinistra Mangialardi. Stavolta il candidato del centrosinistra Ricci ha preso 286.209 voti, meno 15.2% rispetto a Mangialardi. Centrosinistra e Movimento 5 stelle nel 2020 presero 337.507 voti. Rispetto al 2020 il calo è di 51.298 voti. Continuare, a livello nazionale, a sommare le percentuali che i sondaggi attribuiscono a tutte le forze che non sono di centrodestra, pensando che sia un calcolo realistico per vincere le prossime elezioni politiche, è pura illusione.
  3. Da questi dati arriva la prima sentenza: il centrosinistra deve rifondarsi intorno a un progetto realistico che metta insieme forze omogenee. Molto probabilmente i risultati delle prossime due tornate elettorali lo dimostreranno: la Toscana può essere vinta dal centrosinistra senza M5s che detta il programma, la Calabria è persa anche col candidato presidente M5s. Per questo motivo il centro del Pd è già in movimento per cambiare assetti e programma (e forse anche uomini e donne) della coalizione. Insieme al centro, si muove anche il Pd governista. Per tutti primo appuntamento ufficiale: il 24 ottobre a Milano.
  4. Ora i risvolti per l’Umbria. Il Patto Avanti – lo ha detto, ridetto e sostenuto più e più volte Umbria7 – non ha vinto in Umbria, ma è stato il centrodestra a perdere. Discorso molto simile per Perugia, con la variante di una candidata del centrosinistra molto competitiva e una strategia di comunicazione che per lei è stata un vestito su misura, realizzato da un maestro come Francesco Nicodemo. A questo si aggiunge la grande abilità tattica di un giovane leader emergente, Tommaso Bori, segretario umbro del Pd del periodo e oggi
    vicepresidente della giunta regionale, rapidissimo a muoversi tra i pali stretti dello slalom della competizione elettorale. Che sia stato il centrodestra a perdere, lo dicono i numeri. Clamorosi quelli della Regione: Tesei nel 2025 ha finito per prendere meno voti di Bianconi, che lei aveva strabattuto nel turno del 2019. Rispetto alle Europee sono mancati al centrodestra 90mila voti.
  5. Questo comporta riflessioni da una parte e dall’altra. Per il centrosinistra umbro: i programmi dei governi di Umbria e Perugia, oggi così sbilanciati a sinistra, sono lontani dal sentire della maggioranza degli elettori umbri. Modificarli sarebbe una dimostrazione di sensibilità politica. Per il centrodestra. Come già segnalato da Umbria7, le questioni di
    oggi come allora sono le stesse: crisi di leadership, divisioni, personalismi, complesso della eterna minoranza. O inizia a risolvere – e non sembra proprio – oppure può rinunciare a governare per il prossimo futuro. Ma non per merito del Patto Avanti che è stata un’illusione ottica, favorita dalla debolezza degli avversari, e adesso completamente svelata dai dati marchigiani.

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