di Marco Brunacci
PERUGIA – Come cambia l’Umbria? Tutto è pronto per la nuova Umbria Jazz, che evidentemente dal Comune di Perugia avrà meno soldi, ma più opere di bene.
Umbria Jazz e Comune hanno infatti firmato un Protocollo d’intesa che è curioso nella forma, ma soprattutto interessante nella sostanza.
La Fondazione che firma un protocollo con un suo socio può essere alla fine considerata una stravaganza. Piuttosto sarà interessante sapere se un protocollo simile verrà firmato con la Regione, che mette ben
altri soldi su Umbria Jazz. Ma questo si vedrà. Di sicuro il contenuto è più interessante. Il nodo? Sta in questo “scambio”, previsto dal Protocollo. Cosa ci mette di suo la Fondazione? L’impegno a intensificare la ricerca di sponsor e di risorse private per sostenere la produzione artistica.
Ma è ancora più significativo quello che ci mette il Comune: l’Ente si impegna a garantire pieno supporto istituzionale e comunicativo. Gli strumenti? Canali istituzionali, reti territoriali e relazioni economiche, allo scopo di promuovere il Festival. Nessun riferimento ai soldi.
Insomma, il Comune fornirà i numeri di telefono di qualche imprenditore in vena di spendere o di qualche associazione in cerca di visibilità. E magari qualche telefonata.
Finora – di fatto – gli “sponsor” di Uj sono, in buona parte, i cittadini umbri contribuenti, attraverso gli enti locali, e quelli italiani, attraverso il Ministero.
Quindi questa qui – evviva – è la svolta? La svolta c’è, ma è necessario fare un distinguo: ci sono sponsor che pagano per mettere il loro nome accanto a quello della manifestazione, sulla base delle clausole di un contratto annuale o pluriennale, oppure per legarlo a un singolo evento.
Non sfuggirà a nessuno che ben altra cosa è il privato che entra nella Fondazione. In questa maniera inevitabilmente vengono cedute porzioni di potere decisionale, oltre che di immagine.
Umbria7 ha già ricordato che un progetto analogo fu portato a palazzo Donini dall’attuale presidente di Uj, Mazzoni. Si racconta che fu respinto dall’allora presidente Pd della Regione, Catiuscia Marini, la quale probabilmente – sarebbe interessante sapere la sua versione – aveva in mente i problemi che comporta il “mecenatismo”, cui si è per l’appunto fatto riferimento anche nell’incontro in Comune.
In linea di massima: la tentazione del mecenate potrebbe essere quella di investire in un marchio storico, interamente pubblico, finanziato da enti pubblici, al fine di decidere destino e programma della kermesse, magari avendo in mente più la promozione della sua immagine e dei suoi interessi, rispetto a quella del marchio e del territorio nel quale si è sviluppato. Con gli enti pubblici, per altro, che continuerebbero a finanziare.
Per quanto possa sembrare paradossale con un governo di sinistra vigente, si potrebbe arrivare – per dirlo con una battuta – a un “esproprio padronale”, invece che a quello proletario.
Il messaggio che arriva, in ogni caso, dal Comune di Perugia è chiaro: i soldi stanno finendo, per il futuro servono subito nuove soluzioni.
Attenti però alla padella e alla brace.


