PERUGIA – L’orologio di Capitini realizzato dall’artista Francesco Capponi e da una squadra di amici nel nome della non violenza è stato aggiornato. All’uscita della galleria Kennedy è ora possibile riammirare l’orologio, senza lancette sperando non arrivi mai la mezzanotte, in una chiave che pensa a Gaza e alla Global Sumud Flotilla, come spiega il suo autore in un lungo post su Facebook:
«Alla fine siamo riuscìti a terminarlo entro la partenza delle navi. Sentivamo la necessità di fare qualcosa, anche se nel concreto magari può apparire poco utile. È un modo per ribadire di non restare in silenzio, per mandare il cuore oltre il Mediterraneo verso quel popolo che rischia di essere annientato e per soffiare un po’ di vento in più nelle vele di quelle navi cariche di speranza.
La partenza della Global Sumud Flotilla ha stappato un sentimento che ci comprimeva il petto da almeno due anni. Le persone in quelle navi, insieme agli aiuti umanitari portano, rischiando l’arresto, il rapimento e la vita, i loro corpi, e con loro portano tutti noi. Ci salvano dalla vergogna dei nostri governi complici e ignavi, ci svegliano dal torpore dell’impotenza e ci dimostrano che insieme possiamo salvarci, che possiamo rinnegare la violenza alla base delle nostre società predatorie. Nel momento più buio, questa azione nonviolenta, ci spinge a tornare di nuovo a pensare che un altro mondo è (ancora) possibile.
Capitini insegnava che la pace si costruisce ogni giorno non accettando le ingiustizie, non restando passivi ma lottando per ottenerla e difendendola senza sosta.
Loro romperanno pacificamente un assedio, noi dobbiamo proteggerli da qui in ogni modo. Soprattutto non dobbiamo più restare in silenzio difronte all’annientamento sistematico e disumano del popolo palestinese.
Avrei voluto andar per mare con loro ma sono umbro, sarei stato inutile e a malapena so nuotare, allora pur di non restare inerte, ho preso un secchio di vernice rossa, e con una ciurma improvvisata di amici e artisti col il mio stesso sentire mi sono recato verso un piccolo “palco”che mi ero conquistato in città, quel vecchio enorme arco di legno a chiusura di un tunnel abbandonato dove nel 2019, su invito di Simona Frillici per una mostra diffusa, avevo incollato un manifesto come segno di pace, con l’orologio civico visto dall’interno in omaggio a Capitini e che, negli ultimi anni avevo colpevolmente trascurato nonostante varie richieste di sistemarlo. Quindi con Emanuele , Jose, Meri Tancredi e la mia compagna Emanuela, ci siamo messi a dipingerlo e così facendo è diventato compartecipato, come avrebbe detto Capitini.
É diventato loro e della città di Perugia, che tramite l’assessore Croce mi ha subito ringraziato e offerto aiuto se necessario, e soprattutto dei suoi abitanti che, già dalla prima volta che lo misi, lo adottarono immediatamente e che, in questi giorni, dalla rotonda e dai social, ci mandavano continuamente segni di affetto mentre lo ridipingevamo.
È una piccolissima azione nonviolenta pure questa. La nonviolenza è lo strumento più forte che abbiamo, ci obbliga a cambiare noi stessi e a rivoluzionare i presupposti della società, sa far emozionare e muovere le masse, può compromettere gli obiettivi di chi guadagna dalle guerre e far cambiare governi, non a caso il ddl sicurezza tenta di impedirne l’utilizzo criminalizzandone le tecniche. Invece, ora più che mai pratichiamole e diffondiamole, rileggiamo “le tecniche della nonviolenza” di Capitini e proviamo ad attuare quella che lui chiama una rivoluzione permanente.
Proviamo a cambiare le nostre abitudini per boicottare il progetto dello stato sionista, colonialista e terrorista di Israel3 e chi lo supporta, informandoci su come fare, torniamo nelle piazze, uniamoci e se serve blocchiamo l’ingranaggio. Facciamo anche solo una di queste cose. O almeno proviamoci.
La prima volta l’orologio segnava due minuti a mezzanotte, che era quanto mancava allora alla fine del mondo secondo “the doomsday clock” , ora ho tolto le lancette del tutto. La Palestina è un giro di boa, se salviamo il suo popolo potremo pensare di salvare la pace e noi stessi e potremo provare ad allontanare la mezzanotte.
Non c’è altro tempo, il tempo è ora.
Ad Aldo Capitini
A chi resiste
A chi marcia
E a chi naviga
per costruire pace
Restiamo umani»


