Zahi Hawass a Perugia. «Ecco come l’archeologia è diventata l’amore della mia vita»

Ha presentato la sua prima autobiografia

ALESSANDRO MINESTRINI

PERUGIA – Zahi Hawass fa il pieno alla sala dei Notari. L’archeologo più famoso al mondo nel pomeriggio di ieri (domenica 7 settembre) ha presentato davanti a un pubblico attentissimo “L’uomo col cappello”, la sua prima autobiografia.
«Amo l’Italia più di ogni altra nazione al mondo e ho avuto l’occasione di venire a Perugia molte volte in vita mia – ha esordito – Proprio per questi motivi ho deciso di scrivere la traduzione della mia biografia proprio in italiano».
La passione per l’antichità non è arrivata subito: «Dopo aver visto alcuni film da giovanissimo – ha raccontato – decisi che da grande avrei fatto l’avvocato. A 15 anni, poi, ho letto alcuni libri di diritto che mi hanno fatto cambiare idea. Mi sono iscritto per caso ad archeologia ma non sono mai stato un grande studente e l’approccio iniziale è stato difficile».
Una carriera nata per caso: «Mi sono laureato a 20 anni. In Egitto ai ragazzi appena usciti dall’università il governo trovava subito un’occupazione – ha proseguito Hawass – A me venne assegnato l’incarico di ispettore delle antichità che non era proprio il ruolo che avrei voluto. Scelsi quindi di andare a lavorare al ministero degli Esteri. Poco dopo tornai alla mia mansione originaria. Mi diedero da seguire uno scavo. Non avevo voglia di andare nel deserto ma sono stato costretto perché sennò mi avrebbero tolto 15 giorni di stipendio. Mi diedero una spazzola per pulire un sarcofago. Inaspettatamente scoprii una statua di Afrodite. Proprio in quel momento avevo capito di aver trovato l’amore e la passione della mia vita».
La divulgazione è sempre stata uno dei punti fermi della sua missione: «Anche in Italia ci sono persone che pensano che le piramidi siano state costruite da alieni o da delle civiltà perduta. Sono tutte storie. La verità è che sono stati gli antichi egizi a erigerle. Io ho trovato le tombe di coloro che le costruirono. All’inizio degli anni ’90 venni invitato in una trasmissione di Rai 3 per riaffermarlo. Portai con me il grande attore e mio carissimo amico Omar Sharif. Non ci furono problemi a convincere i telespettatori».
E ancora: «Nella mia carriera ho riportato circa 600 opere trafugate dall’Egitto. Recentemente ho lanciato una petizione online per richiedere la restituzione della stele di Rosetta, il busto di Nefertiti e lo zodiaco di Dendera. Siamo arrivati a 500mila firme che sono state raccolte in pochi mesi. Appena raggiungeremo il milione avanzeremo una richiesta ufficiale. Ho anche un altro sogno, ovvero quello di invitare Harrison Ford, l’Indiana Jones cinematografico, quando presenteremo i risultati delle ricerche sulla Grande Piramide. Ho fatto grandi scoperte quest’anno. Ora sto cercando la tomba di Nefertiti. Voglio scoprire la sua mummia».
Non sono mancate anche le visite speciali a grandi i nomi: «Ho incontrato tantissime star per il mio lavoro. Quelle che mi sono rimaste nel cuore sono la principessa Diana e il Omar Sharif. Ho incontrato Katy Perry, ma non la conoscevo. Ho collegato che era lei solo quando ho visto il suo fidanzato Orlando Bloom. A Los Angeles un signore calvo mi ha chiesto un autografo. Lì per lì non l’ho riconosciuto, poi mi hanno detto che era Bruce Willis. L’ho rincorso e gli ho chiesto una foto insieme perché è uno dei miei attori preferiti». L’evento, patrocinato dal Comune di Perugia, è stato curato dalla Libreria delle Volte e da Zas Editore.

A large audience seated in a historic hall, listening attentively to a speaker presenting on a screen, with colorful decorations and flags in the background.

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