TERNI – Il festival Cau, a cura delle associazioni Tempus Vitae e ArteM con la direzione artistica di Franco Profili, torna a proporre un evento internazionale a misura dei luoghi cittadini che il festival apre all’arte contemporanea. A Palazzo Carrara la doppia personale di Giacinto Cerone e Marino Ficola.
Giacinto Cerone nasce a Melfi (PZ) il 18 aprile 1957, frequenta il Liceo artistico di Melfi sezione architettura diplomandosi nel 1975. Durante i primi anni trascorre la maggior parte delle giornate a esercitarsi con il disegno dal vero. Si iscrive nello stesso anno all’Accademia di belle arti di Roma – indirizzo scultura – prima con Umberto Mastroianni, poi con Pericle Fazzini. Finiti gli studi nel 1979 con una tesi su Van Gogh, torna in Lucania dove inizia a sperimentare quanto appreso in Accademia ispirandosi ai maestri della storia dell’arte con Duchamp, Malevic e Mondrian. Nel 1980, in occasione dell’estate melfitana, prepara tre giornate di performance: “Contrazione (Corpo su carta)” ispirato a Jackson Pollock, “Help dedicato a J. Dine” e “Z.I.N.C.O.”. Nel 1981 è a Roma, con Nato Frascà si reca presso lo Studio internazionale d’arte grafica “L’Arco” in via Mario dei Fiori, crocevia di artisti, critici e poeti, per conoscere Giuseppe Appella. È sempre con Giuseppe Appella che tiene la sua prima personale tra le mura del castello di Castronuovo Sant’Andrea (PZ) con dieci sculture in rame. Si trasferisce a Roma dove apre il suo primo studio e inizia a collaborare con la rivista “Altrimmagine”.
Iniziano anche i primi rapporti con la critica d’arte: Paolo Balmas, Martina Corgnati, Vito Apuleo, Flaminio Gualdoni. In occasione della mostra presso “Graffiti now atelier” di Verona, nel 1989, entrano nel suo lavoro due materiali nuovi: l’alluminio e la ghisa. Nel marzo 1990 nasce il primogenito Michele, per questa occasione inaugura la sua prima mostra a Milano (Galleria Valeria Belvedere) dal titolo “San Michele”. L’8 gennaio 1993, Maurizio Corraini gli propone una produzione di ceramiche da realizzare presso la Bottega Gatti di Faenza (RA) di Davide Servadei. Nel marzo dello stesso anno, inizia un lungo rapporto di lavoro con Valentina Bonomo che comincerà a seguirlo in maniera assidua tanto da presentarlo nella sua prima grande personale romana dal titolo “Aiaram” presso la galleria di piazza Santa Apollonia: conosce lo scrittore e storico dell’arte Mario Quesada, il collezionista Andrea Franchi e la poetessa Patrizia Cavalli. Per un breve periodo lavora in uno studio in via dei Marrucini, nel quartiere di San Lorenzo, dove prepara le opere per la Galleria Bonomo. Al suo fianco l’allievo e assistente Valerio Ricci. Il tema di Ofelia, già inaugurato con la scultura “Vita di Ofelia” (1993) comincia a essere una costante nella sua poetica. Da qui la mostra “Ofelia in traum” del 1995 a Verona. Per Valentina Bonomo realizza i primi gioielli di ceramica, esemplari unici: il tema è la rosa. I gioielli sono il pretesto per approfondire e sfidare la ceramica come materiale da utilizzare per oggetti decorativi come il tavolo con carciofi, le tazze da tè di Mozart, le cornici come decorazione di camini, ecc. Nel 1996 si allargano i contatti con le gallerie (Oddi Baglioni, Roma; Bottai, Bologna; Fioretto, Padova). Il suo lavoro diventa più complesso: inizia a usare i merletti sulla ceramica, le opere in gesso sono eseguite senza la necessità di costruire uno stampo. A volte le sculture sono “popolate” da icone provenienti dagli stampi di oggetti (giocattoli, verza, acanto, carciofo, ecc.), evocando il ready-made duchampiano.
Espone la seconda opera orizzontale in Via degli Artisti, Associazione culturale circolo di Palazzo Giovine di Torino. L’opera è dedicata a Pino Pascali: occupa la superficie della stanza con una grande lastra in gesso costruita su misura, costringendo in tal modo il visitatore a guardarla solo dall’esterno. Per preparare l’installazione si trasferisce con la famiglia per 10 giorni ospitato dallo scultore Salvatore Astore.
Con “San Savino”, esposta all’Attico di Sargentini (in “Giro d’Italia”) e le lastre in ceramica alla Galleria Oddi Baglioni (in “Paginette Faentine” con dedica a Domenico Baccarini), del 1997, si definisce l’idea per una scultura orizzontale. Contemporaneamente Daniela Lancioni lo porta, con Marisa Albanese e Gianni Dessì, a Napoli alla Casina Pompeiana nella villa comunale e nello stesso periodo gli parla del progetto “Tor Bella in opera” presso lo Spazio per l’arte contemporanea Tor Bella Monaca di Roma. La possibilità di realizzare una grande installazione scultorea lo entusiasma a tal punto da eseguire una piccola litografia intitolata “Tor Bella Cosa”. Pensando a Tor Bella Monaca, compone un libro d’artista ispirato alle rose che sottopone a Corraini: il libro sarà pubblicato postumo nel 2005. Nel novembre del 1999 inizia la realizzazione della scultura in gesso nello Spazio per l’arte contemporanea a Tor Bella Monaca. L’opera è il monumento all’orizzontalità (cm 300x3300x360). Ritorna sui temi e sulla politica della scultura greca: Fidia e il Partenonesilente.
Lavora per una mostra a Casa Musumeci Greco dal titolo “I soffincielo” (2000): per la prima volta la ceramica viene indurita e resa altro togliendole qualsiasi accezione pittorica. I soffincielo sono le prime dodici opere platinate più simili all’acciaio che alla ceramica. Si prepara anche per la sua prima personale all’estero presso la David Gill Galleries di Londra, mostra curata e organizzata da Valentina Bonomo. In questo periodo nascono opere in ceramica che riportano iscrizioni ispirate alla Poesia. Quotidiane le riletture e le citazioni delle poesie di Hölderlin, Sandro Penna, Patrizia Cavalli, Eugenio Montale, Rainer Maria Rilke, Vincenzo Cardarelli e Isabella Morra. Dedica a suo padre la mostra a Mantova del 2001 “Tripoli. Delle croci e delle delizie” e pubblica, con lo stesso titolo, un libretto d’artista per le Edizioni Corraini, Mantova. Il tema delle icone della mitologia (gli Argonauti) ritorna nel gruppo di opere “Donne per la storia”, personale presso Gasparelli Arte Contemporanea di Fano e nella mostra “Sant’Agnese” presso la galleria romana “Autori Cambi” di Matteo Boetti, entrambe del 2002. A febbraio del 2004 Alberto Zanmatti e Giuseppe Gallo lo invitano a realizzare un intervento scultoreo alla facoltà di Architettura “Valle Giulia”: “Una sposa infelice a Valle Giulia”, grande scultura in gesso, ultima opera di Giacinto Cerone. Muore a Roma il 4 ottobre 2004.
Marino Ficola nasce a Deruta (PG) nel 1969, dove vive e lavora. Dopo le prime esperienze giovanili negli studi degli artisti Beverly Pepper, Bruno Ceccobelli e con il gruppo Mama Umbra International di Spoleto, nel 1995 inizia un’autonoma attività espositiva con la prima personale Uomini in via di estinzione (Perugia) seguita dalla collettiva Atelier (Perugia). Nel 1999 realizza a Perugia la performance Novecento digerito. Nel 2001 è protagonista del videoMadre terra(regia di Marco Agostinelli), presentato al Festival del cinema sull’arte di Montreal. Nel 2006 vince il premio scultura del concorso Vento d’Avanguardia. Abbiamo a che fare con un autore che si è nutrito di storia dell’arte, di vanità, di mitologia greca e romana, di poesia romantica tedesca, di Arte Povera, Minimalismo USA, da Canova a Richard Long, da Manzoni a Kiefer. Anelli di terracotta e fil di ferro che rimandano a Uncini, al Medioevo, a Fontana, agli orci e alle damigiane del passato da riparare per non buttarle: Marino maschera la sua fragilità con la brutalità del gesto, con l’irruenza della materia traboccante. Tra le sue partecipazioni si ricordano: Riflessi sulla natura (Orto botanico, Perugia, 1995), Castrum (Camerino, 2001),De Mentis Hortis(Galleria Civica d’Arte Moderna, Spoleto, 2002), Linea Umbra 01 Osservatorio Arte Giovane (Trevi, 2003), Arte contemporanea 10 Arte/Scienza di Pace (Roma, 2004), European Art prize 06, Homo uranus (Palermo, 2006), L’arte per il costruire – Premio Internazionale Ance (II premio, Treviso, 2006), Concretamente (Roma, 2008), Art Contemporain, Dialogue Corèe & Europe (Parigi, 2008), Migrazioni d’Arte Contemporanea dall’Umbria (Pechino, 2008), Omaggio ad Alan Caiger Smith(Gubbio, 2009), 54° Biennale di Venezia – Padiglione Umbria (Spoleto, 2011), Burning New York Ice (Venezia, 2011), Ricognizioni (Centro Italiano Arte Contemporanea, Foligno, 2014), Artsiders (Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia 2014), Scultura ceramica contemporanea in Italia (GNAM, Roma, 2015), Art Monsters (Palazzo della Penna, Perugia, 2017), Korean International Ceramic Biennale (Corea, 2017),59° Premio Faenza. Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea (Faenza, 2019) e le recenti United Nations of Artists U.N.A.(Collage, Todi, 2023), Ceramica in Celle (Celle Ligure, 2023), Carciofi, verze, rose e bucchero Etrusco (Collage, Todi, 2024).
Tra le personali: Periferie estreme (Palazzo Morelli, Todi, 2011), Ice glaciazioni contemporanee (Castello Aragonese, Otranto, 2011), Polimorfi (Galleria Terre d’Arte, Torino, 2013), L’Anima (UNU unonell’unico, Todi, 2013), Rizomi (TAC, Perugia, 2015), Ombra (Spazio Ulisse, Chiusi, 2019), Nodi (Spazio PAePA, Milano, 2023), Studio segreto della pittura (Galleri Umbria, Vinderup, 2024), Studio segreto della scultura (ecOstello Magliano Sabina (RI), 2025. È stato docente all’Accademia di Belle Arti di Perugia del corso Metodi e tecniche di scultura sacra contemporanea.


