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Dopo Calabria e Marche è chiaro a tutti: l’Umbria è stato l’unico successo del campo larghissimo, il centrosinistra chiamato a ricominciare. Anche nel governo umbro

SPOTLIGHT DI MARCO BRUNACCI | Le sonore sconfitte, oltre le attese, non lasciano dubbi di interpretazione. Le “bellissime” piazze di questi giorni bocciate dagli elettori. E i moderati del Pd pronti a presentare il conto, a livello nazionale e locale. Toccherà alla Proietti interpretare il cambiamento

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ora si può scrivere in maniera definitiva: il campo larghissimo, il cosiddetto Patto Avanti, ha avuto un solo successo e nella sostanza è stato un abbaglio. Ha vinto solo l’Umbria e prima Perugia.
E’ probabile che il centrosinistra sarà costretto a riflettere su una formula che, in questa tornata di elezioni regionali, ha mostrato tutti i suoi limiti. La sconfitta delle Marche, con un margine decisamente più ampio del previsto, è stato il primo squillo, che è diventato un concerto di trombe con le elezioni di oggi in Calabria: la distanza siderale tra i due candidati, il flop delle liste a sostegno (e quindi dei partiti) di Tridico, lo sfidante del candidato del centrodestra Occhiuto, somigliano tanto a un “de profundis” di tutti i Patti Avanti.
La spinta delle piazze “bellissime” è stata verso il burrone. Le posizioni aggressive (e certe volte violente), gridate dai megafoni modello ’68 e in Tv, sono state altrettanti autogol.
Non c’è più niente da spiegare: l’eccezione è stata l’Umbria.
I prossimi verdetti nelle Regioni dove si vota sono in larga parte già scritti. Il Veneto è e dovrebbe restare al centrodestra, la Toscana non si discute per il centrosinistra. Ma anche Campania e Puglia, oggi del centrosinistra, al centrosinistra dovrebbero rimanere, a meno di sconvolgimenti delle realtà locali o del quadro nazionale.
Il campo largo non aggiunge niente e, anzi, può togliere percentuali non determinanti ai successi del centrosinistra. Questo pare appurato.
E allora l’Umbria può essere d’aiuto agli strateghi del centrosinistra nazionale: è evidente che la proposta di governo come somma di tutte le pulsioni dei gruppi del campo larghissimo finisce per formare un quadro non omogeneo, squilibrato e spesso squinternato.
I nodi iniziano a venire al pettine anche nel governo dell’Umbria:

1.posizioni radicali sullo smaltimento dei rifiuti, ad esempio, non si conciliano con una Tari a prezzi ragionevoli che è il desiderio dell’elettorato di centrosinistra come di centrodestra.

2.la necessità di realizzare nuove strade di accesso a Perugia viene annegata dai governi di centrosinistra attuali in dibattiti, nuovi studi (costosi), riflessioni cervellotiche, con il solo risultato di
non far alcunchè e di rendere eterni i gravi disagi per i cittadini e per le imprese.

3.i 184 milioni di tasse in più affibbiati ai soliti noti che le pagano, per realizzare programmi di sinistra radicale per di più vetero, antichissima, sono un altro pessimo segnale che può consigliare di cambiare strada al centrosinistra, che punta a diventare alternativa credibile di governo nazionale.
Finora alle evidenti contraddizioni qui in Umbria, il campo larghissimo ha rimediato imputando colpe che non esistono al centrodestra, che ha governato per fugaci 5 anni, ma questo giochetto non potrà andare avanti per molto.
Il successo in Umbria ha sicuramente padri in chi ha gestito le campagne elettorali (il player della propaganda elettorale è stato Francesco Nicodemo) e nel segretario del Pd, Tommaso Bori, un vincente, rapido nelle scelte e nell’incunearsi nei punti deboli degli avversari. Il resto – come più volte detto e scritto da Umbria7 – lo ha fatto il centrodestra.
Dopo i due test di Marche e Calabria, e tenendo presente che nelle altre Regioni, in questo periodo al voto, non sono attese indicazioni rilevanti (al massimo spostamenti percentuali, se non ci sono
rivolgimenti) è possibile che questo “gioco dell’oca” ripassi dall’Umbria.
Azione è stata molto critica sul niet al termovalorizzatore e anche sul viaggio in Giappone, ogni tanto si sente qualche contenuto dissenso da Gnagnarini (Italia viva). Ma è il centro del Pd, finora di
fatto ignorato nel governo umbro, che potrebbe presentare il conto. E se sicuramente non è stato rilevante l’arrivo, come capo di gabinetto, di Oliverio, è possibile che toccherà alla presidente Proietti in persona di occuparsi meno di politica estera e più di liste d’attesa, di ospedali di Terni e di Narni-Amelia, di strade e perfino di economia.

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