di Marco Brunacci
PERUGIA – Pubblichiamo qui di seguito un accurato approfondimento sui risultati delle elezioni umbre, regionali e comunale di Perugia, che sono in parte conferma e in parte sottolineatura importante, curato da un osservatore attento come Marco Regni. Numeri e dati su cui ragionare per capire come si sta muovendo e dove sta andando la politica regionale.
Prima di tutto, la conferma della conferme: dati alla mano le elezioni regionali dell’Umbria non sono state vinte dal “campo largo”, ma sono state sonoramente perse dal centrodestra. Dirlo una volta in più aiuta: se il centrodestra vuol tornare a governare l’Umbria, ammesso che lo voglia, la strada è impervia ma, nei numeri, non impossibile.
La questione centrale però è una e una soltanto: il cdx deve superare i personalismi e le divisioni che stanno tenendo la coalizione a livelli molto più bassi rispetto alle elezioni nazionali, con il motore totalmente imballato. E al momento, in verità, non c’è né segnale né prospettiva per un nuovo comune sentire.
Il problema del centrodestra è quindi tutto interno. I numeri dicono chiaramente che non è tornato (o non è ancora tornato) quel compatto consenso da regione rossa che in passato ha caratterizzato l’Umbria.
E’ possibile che il meccanismo scatti in ogni momento, ma non è ancora successo. Ma mentre il Pd e i satelliti civici hanno ripreso a funzionare, anche se a un regime molto più basso rispetto al passato, i risultati della componente M5s, che è poi anche il senso del campo largo, sono sconcertanti.
M5s in Umbria, rispetto alla elezione del 2015, ha perso il 70,5% dei consensi, è passato da 50.203 voti (2015) a 30.953 (2019) per terminare la corsa a ritroso a 15.125 voti nel 2024.
Se l’Umbria venisse considerata un test di qualche rilievo a livello nazionale, Appendino avrebbe avuto già la testa del segretario Conte.
Ma l’Umbria viene ritenuta troppo poco, eppure il dato M5s merita un approfondimento. Con un risultato residuale gli ex grillini hanno ottenuto un potere in termini di assessorati, di sottogoverno e anche di programmi della coalizione, senza precedenti. Ma anche senza giustificazioni.
Così pochi elettori, per così tanto potere. Basti pensare al “niet” imposto sul termovalorizzatore che sta tenendo l’Umbria appesa a un filo, con l’incubo di inquietanti aumenti della Tari.
Ecco i dati, i grafici e le riflessioni di Marco Regni
Diversi lettori nei giorni scorsi in privato e alcuni anche in pubblico mi hanno sollecitato a realizzare la stessa analisi puntuale fatta fino qui per le regionali di Marche, Calabria e Toscana, anche per l’Umbria 2024.
Partiamo anche in questo caso dai numeri assoluti e dalla performance delle due coalizioni rispetto a 5 anni fa. Utilizzando lo stesso metodo applicato negli altri casi.
Emerge plasticamente quel che Umbria7 ed altri spesso scrivono: in Umbria, a differenza di Perugia dove le elezioni le ha vinte la sinistra, le regionali più che vincerle il campo larghissimo le ha perse il centro destra. Corrisponde al vero questa analisi? I numeri sono abbastanza chiari.
Intanto un veloce riepilogo rispetto a Perugia, dove il centro destra pur sconfitto, nel 2024 ottiene il massimo risultato come voti di liste di coalizione della sua storia fin dal 1995 ad eccezione del secondo mandato Romizi. E persino superiore per oltre 1.000 voti alle liste del centro sinistra.
Di seguito i dati puntuali. A Perugia nel 1995 prime elezioni con nuova legge elettorale con l’elezione diretta del sindaco con il Prof. Giuliano Cerulli candidato sindaco, le liste del centro destra raccolgono 36.500 consensi, nel 1999 29.784 voti, nel 2004 27.795, nel 2009 36.447, nel 2014 il primo turno di Romizi 22.375, nel 2019 52.006 e nel 2024 al primo turno ben 39.582 voti il massimo storico escludendo il bis di Romizi che rappresenta una unicità per mille fattori legati al secondo mandato e come liste quindi un dato persino superiore di 1.045 voti sulle liste del centro sinistra che si fermarono a 38.537.
Alle regionali del novembre 2024 la musica è stata diversa, seppure l’esito sia stato lo stesso. Come dice la seconda card, la coalizione ha peso 90.431 voti pari al 35,44% dei voti rispetto a 5 anni prima.
Un qualcosa di abnorme, una situazione più unica che rara. Una percentuale che a mio avviso non ha uguali nella storia delle elezioni regionali dalla legge Tatarella del 1995 (legge n. 43 del 1995 e successive modificazioni) per l’elezione diretta del presidente della regione. Nei prossimi mesi (a tempo perso) analizzerò tutte le elezioni dal 1995 in poi di tutte le regioni per verificare se sia mai accaduto un caso simile con queste dimensioni poi vi informerò se la mia sensazione è corretta.
I voti ottenuti dal centro destra nel 2024 sono anche inferiori a quelli ottenuti in ogni altra precedente consultazione regionale dal 1995 in poi. Il 1995 è un caso a se perchè – i più giovani non lo ricordano o non erano neppure nati – ma al tempo si votava contemporaneamente per le elezioni di circoscrizione, per il comune, per le provinciali e per le regionali. I consigli comunali erano anche composti da un numero più elevato di consiglieri, lo stesso il consiglio regionale, e dunque potete immaginare la marea di candidati per ogni livello istituzionale che sollecitava al voto parenti, amici, colleghi di lavoro etc. Votò a quelle elezioni l’85% degli elettori, un dato oggi irripetibile. E’ quindi normale che al tempo il centro destra ottenesse magari 215.570 voti pur perdendo, rispetto agli attuali 164.727.
Dal 2000 in poi (Maurizio Ronconi candidato Presidente) poi Pietro Laffranco , poi Fiammetta Modena le elezioni regionali in Umbria si sono svolte praticamente in solitaria rispetto ad altri livelli elettorali.
I dati ottenuti dal centro destra sono stati: 2015 146.752, 2010 169.568, 2005 169.176, 2000 199.215.
Se avrete tempo di fare il raffronto, solo nel 2015 la coalizione di centro destra ha preso meno voti rispetto al novembre scorso ed è il 2015 per un motivo che servirà per spiegare una questione relativa al “campo largo” umbro, ovvero l’exploit del movimento di Grillo con Andrea LIberati che ottenne oltre 50.000 voti e il 14% dei consensi. Un M5S allora che insisteva nell’area di contrasto alla sinistra e al centro sinistra. Era un partito anti governo ed anti sistema regionale. Ne parlerò di nuovo più avanti
Per ogni utilità allego lo studio dell’andamento sempre 2024 su 2019 dei comuni superiori a 15.000 abitanti dell’andamento della coalizione di centro destra. Segnalo il “caso Perugia” dove la contrazione di consensi è stata sotto il 30% per la precisione 28,39% contro il 35% regionale dove l’effetto Romizi probabilmente ha giovato al risultato tenendo anche conto che in genere (almeno negli ultimi 10 anni) il centro destra nelle città più grandi e con “maggior ZTL”, ottiene performance in generale, inferiori ai centri di più piccole dimensioni.
L’analisi puntuale dei dati a mio avviso dovrebbe infondere al centro destra da un lato fiducia e dall’altra spronarlo al lavoro perchè gli elettori mancanti sono stati di fatto “dormienti” a questo giro. Così dormienti che persino la coalizione di centro sinistra del 2019, quella che peggio di allora non potrà mai più accadere, avrebbe battuto il centro destra 2024. La coalizione che vedeva le questioni giudiziarie ogni giorno sui giornali, un segretario regionale ai domiciliari, il voto anticipato a causa delle dimissioni della presidente, una campagna elettorale iniziata con un candidato presidente e le elezioni fatte con un altro candidato presidente cambiato a poco più di un mese dal voto, nonostante tutto ottenne qualche voto più di quelli del CDX 2024.
L’aspetto positivo per il centro destra e per i suoi dirigente è che quei 90.000 elettori mancanti non hanno scelto il progetto alternativo al centro destra, sono rimasti a casa e potranno essere rimotivati al voto. Più che ragionare sul passato si lavori con generosità, unità e coraggio per il futuro. Una battuta d’arresto, per quanto pesante e unica in Italia, ci può stare dopo la storica vittoria del 2019.
Andiamo ora ad analizzare l’altro schieramento iniziando da una recentissima riflessione dell’Istituto Cattaneo in occasione delle elezioni regionali della Toscana. L’Istituto Cattaneo ha scritto (sintetizzo) che il campo largo di fatto non funziona, non trascina consensi e l’accoppiata con i 5 stelle non motiva gli elettori e l’unica eccezione è stata l’Umbria dove ha preso più voti del 2019. E veniamo al punto Liberati. E’ vero che il centro sinistra è cresciuto anche se come scritto in precedenza, fare peggio del dato del 2019 in quelle condizioni IMPOSSIBILI e in quel contesto era davvero IMPOSSIBILE. E’ il classico rimbalzo in borsa dopo un tonfo storico.
Il +9,76% ci poteva stare tranquillamente ma è merito del “campo largo” quel segno positivo? Qui l’Istituto Cattaneo non ha analizzato in maniera approfondita la singolarità del caso umbro.
In Umbria nel 2019 il campo largo – di fatto – già si era presentato. A differenza della altre regioni al voto in questa tornata elettorale, anche 5 anni fa il M5S era in alleanza con il PD e il grosso del suo elettorato anti sistema e di centro destra lo aveva perso perchè passò dai 53.000 voti di Liberati a poco più di 30.000 e – nel 2024 è sceso a 15.000 circa. Anche in questo caso trovate la slide con il grafico. In 10 anni e con l’alleanza con il PD il M5S ha perso il 70% dei suoi elettori. E dunque di chi è il merito della crescita del +9% dei consensi rispetto al 2019? Di AVS, del PD più tonico dopo le vittorie su Perugia, Bastia e Marsciano e dell’area dei partiti moderati e civici.
Più puntualmente possiamo dire:
PD: 93.296 (2019) → 97.089 (2024) (+3.793)
M5S: 30.953 (2019) → 15.125 (2024) (−15.828)
AVS (area): 12.702 (2019) → 13.750 (2024) (+1.048)
Area civica: 16.833 (2019) → 35.330 (2024) (+18.497)
Totale campo largo (a livello di liste di coalizione): 153.784 (2019) → 161.294 (2024) → +7.510 (+4,9%)
Il dato complessivo del campo largo (liste e non presidente) 2024 su 2029 segna +7,5k, ma la geografia interna del consenso è del tutto rivoluzionata. Il M5S crolla di oltre 15mila voti, perde cioè in 5 anni il 50% del proprio consenso e diventa elemento residuale; il PD tiene e migliora moderatamente; AVS cresce bene e si radica sul territorio in maniera costante (il raffronto con il 2019 è forzato come somma delle due liste sinistra e verdi dell’epoca); la vera novità è stata l’area civica e dei partiti tipo azione, socialisti, IV che insieme alla lista della presidente e vari movimenti civici, che più che raddoppia e di fatto compensa la caduta dei 5 Stelle. Purtroppo il mancato accordo fra questi soggetti, presentatisi frantumati in diverse liste non ha consentito loro l’elezione (lista della presidente a parte) di alcun rappresentante.
Tradotto: il perimetro resta minimamente competitivo solo dove riesce a federare energie civiche e partiti centristi moderati sul territorio; senza quel traino, la somma del campo largo non sta in piedi neanche in Umbria. Analisi analoga – per alcuni versi – l’aveva fatta il Prof. Bracalente all’indomani delle elezioni regionali. Il centro sinistra non deve cullarsi sulla vittoria.
La sfida per il centrosinistra allargato o campo largo è quella di strutturare e aiutare questa area (civici, partiti moderati, riformisti, socialisti) con posizioni di governo e soprattutto politiche attrattive, l’esatto contrario, di quello che – a mio modesto avviso – è avvenuto in questo primo anno di governo ad iniziare dalla mazzata fiscale sul ceto medio. Dovrebbe strutturare e rafforzare queste componenti ed evitare la cannibalizzazione reciproca PD/AVS sull’alleanza perché la tenuta numerica del 2024 si regge soprattutto sulla buona organizzazione del PD e sulla spinta civica e moderata.
In chiave 2029 o comunque in vista delle prossime elezioni regionali, dovrebbe poi porsi il problema di competere con il centro destra per la conquista dei 90.000 “dormienti” di questa tornata ed è evidente che quella competizione potrà decidere le sorti della prossima sfide e nel centro sinistra in termini di politiche e di persone sono le aree civiche e i partiti alla IV, Azione e aree civiche moderate e riformiste che possono attrarre o almeno provarci, quegli elettori. Poi certo servirebbero anche politiche diametralmente opposte a quelle praticate su rifiuti, tasse e infrastrutture.
Comunque alla fine del ragionamento il dato che emerge è che l’Umbria sarà una sfida aperta e non è tornata ad essere un “fortino rosso” inviolabile. La partita è molto più aperta di quel che si pensa, ognuno giochi al meglio le proprie carte per il bene dell’Umbria.
Il bello della democrazia dell’alternanza è che dopo un’elezione ce ne è sempre un’altra e entrambi possono davvero giocarsi la vittoria.
(se qualche slide è di difficile lettura scrivetemi pure in privato. PS il raffronto 19-24 della seconda card è sui voti complessivi delle coalizioni – voti al presidente)








