Il caso stadio clinica e l’anomalia della programmazione privata nella sanità umbra. Giovannini:«Serve chiarezza sulle competenze»

La vera partita si gioca a Terni. L’intervento dell’ex dirigente regionale della sanità

GIANNI GIOVANNINI

TERNI – Da qualche giorno è divampata una polemica su una iniziativa della Regione Umbria di impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale un atto del dirigente del comune di Terni in relazione al progetto stadio clinica. La vicenda, che è piuttosto complessa di per sé, è stata ulteriormente aggrovigliata per la mescolanza di interessi privati con alcune decisioni prese da istituzioni pubbliche caratterizzate da grande ambiguità.

Le mie considerazioni si basano soprattutto sulla mia esperienza lavorativa fatta nel mondo della programmazione sanitaria regionale, mentre non sono altrettanto in grado si esprimermi sulle questioni di che riguardano l’azione del Comune. Ciò che è sicuro è che il Comune non ha titolarità alcuna nella programmazione sanitaria, che è e resta materia esclusivamente regionale. Quindi facendo proprio il progetto stadio-clinica, dichiarandone la pubblica utilità, il Comune si è sbilanciato in un ambito che non era di sua competenza come quello dell’organizzazione sanitaria, soprattutto se privata. Resta del tutto legittima, invece, l’iniziativa di promuovere lo sviluppo del territorio attraverso l’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali.

Dal canto suo la precedente amministrazione regionale non è stata da meno, infatti, con due atti deliberativi, uno del 2022 e l’altro del 2023, ha tentato di programmare la sanità privata prevedendo posti letto privati a carico del Servizio Sanitario Regionale È un fatto del tutto inedito che la Regione programmi case di cura e posti letto per i privati da sostenere finanziariamente con risorse pubbliche. La normativa vigente prevede che il Servizio Sanitario sia autorizzato a ricorrere al supporto della sanità privata quando con i propri servizi non riesce a soddisfare la domanda di prestazioni che viene dai cittadini; quindi, può integrare l’offerta pubblica di prestazioni sanitarie con il soggetto privato accreditato. Quest’ultimo termine indica solo l’idoneità potenziale del soggetto privato ad affiancare l’offerta pubblica.

Il convenzionamento, invece, si attua solo quando il privato accreditato viene contrattualizzato dalla ASL per fornire le prestazioni ai cittadini, nei volumi e nelle tipologie richieste. Questi ultimi non sono tenuti a pagamenti di sorta ad eccezione del ticket se dovuto. L’aspetto paradossale presente in entrami gli atti della precedente amministrazione è la previsione di una domanda sanitaria futura che dovrà essere soddisfatta esclusivamente dalla sanità privata, anziché programmare i servizi pubblici con le risorse a disposizione.

Detto in altri termini è come se venisse ritagliata una quota del Fondo Sanitario Regionale, non per il finanziamento del servizio pubblico che rimarrebbe depotenziato, ma a beneficio di qualche casa di cura, che di fatto non verrebbe più ad esercitare una funzione integrativa, ma addirittura sostitutiva del Servizio Sanitario. Il concetto del riequilibrio tra territori è un’altra leggenda in quanto la programmazione sanitaria non segue e non è tenuta a seguire assolutamente i confini delle amministrazioni provinciali.

Se questo fosse vero il Comune di San Venanzo sarebbe fuorilegge dalla istituzione del Servizio Sanitario Nazionali ad oggi, in quanto ha fatto sempre parte delle ASL del perugino pur essendo amministrativamente appartenente alla Provincia di Terni. La deliberazione n 1399 della Giunta Tesei del 2023, che ha “programmato” nella Provincia di Terni 80 posti letto privati da mettere a carico del Servizio Sanitario Regionale, supera nettamente il perimetro della normativa vigente ponendosi in una condizione di non legittimità.

Sono molteplici in questo atto gli sconfinamenti rispetto alla normativa vigente, tra questi uno dei più rilevanti, riguarda la quantificazione dei posti letto regionali da porre a carico del Servizio Sanitario Regionale. Tale materia  è normata dalla L.135/2012 e dal DM 70/2015. Queste normative impongono che i posti letto siano definiti in relazione alla popolazione residente. La precedente amministrazione si è affannata ad aumentare la dotazione complessiva dei posti letto regionali, ignorando la regressione demografica di oltre 40.000 residenti intervenuta dal 2016 in avanti.  Pertanto, nel 2023 la Regione Umbria deliberava  una dotazione di posti letto a carico del Servizio Sanitario Regionale numericamente superiore a quelli del 2016, nonostante 40.000 residenti in meno. In termini quantitativi l’errore è stato di circa 170 posti letto in più, cioè quanto l’ospedale di Orvieto o Città di Castello.

Questa forzatura, ovviamente, era funzionale all’operazione di ampliamento dell’offerta e favorire l’operazione di programmazione dei posti privati senza andare in rotta di collisione con altri interessi.

Va ricordato che questo atto non ha avuto il riconoscimento di legittimità da parte di alcun dirigente della struttura regionale in quanto nessun tecnico regionale ha apposto la propria firma sotto questo atto.

L’adozione della deliberazione, proprio per quanto sopra riferito, è avvenuta come atto di “discrezionalità politica” che poco si concilia con il voluminoso allegato di circa 70 pagine pieno zeppo di grafici e tabelle.

Al di là di queste peripezie amministrative le strade per pervenire ad un risultato conciliante le diverse posizioni ne esisterebbero più di una a cominciare delle sperimentazioni gestionali previste dal DLgs 502/92 di cui in Umbria esiste un precedente ad Umbertide nell’ambito della riabilitazione, dove ASL, Comune e soggetto privato hanno costituito una società che opera all’interno del SSR.

In alternativa si possono ottenere degli spazi di gestione di posti letto attraverso la verifica dei tassi di utilizzo dei posti letto dei privati che in Umbria sono intorno al 20%. Quindi su 222 posti privati accreditati, complessivi di cinque case di cura, solo il 20% (44) erogano prestazioni economicamente a carico del SSR; quindi, ci sarebbe un ampio margine per accogliere altri soggetti.

Rimanendo in tema di posti letto disponibili, senza sfondare i tetti della legislazione nazionale vigente, si potrebbe attingere al serbatoio storicamente non utilizzato dei posti letto per acuti degli ospedali umbri di base (cioè, quelli senza Dipartimento di Emergenza) che non assicurano tale funzione e potrebbero più vantaggiosamente per il servizio Sanitario regionale essere riconvertiti in presidi specialistici di contrasto alla cronicità in stretto raccordo con i servizi territoriali. Come già visto per le case di cura, anche in questo caso basta leggere i tassi di utilizzo dei posti letto di queste strutture che sono di poco superiori a quelli dei privati.

Va ricordato che dal 2012 esiste la Legge Monti che ha messo un tetto alla spesa delle regioni per il convenzionamento dei privati, che in Umbria ammonta a 34 milioni di euro. L’ingresso di un nuovo soggetto convenzionato con il Servizio Sanitario regionale potrebbe ad un’ulteriore suddivisione di questo fondo non più solo tra i vecchi cinque beneficiari, ma anche con il sesto soggetto convenzionato.

Dovrebbero essere aggiornati i meccanismi di negoziazione con i privati da parte del pubblico, per volumi e tipologia di prestazioni, al fine di meglio supportare la programmazione regionale anche in un’ottica di contrasto alla mobilità passiva, che in questi ultimi anni ha subito un eccessivo incremento.

Non va neanche trascurato la tendenza complessiva delle attività ospedaliere pubbliche della nostra regione che sono in continuo e costante decremento, non solo per riduzione demografica e mobilità passiva, ma anche per l’attivazione di forme alternative al ricovero ospedaliero ed una sempre crescente prevalenza della cronicità rispetto all’acuzie.

L’ultimo aspetto è di natura economica riguarda il minor costo del singolo ricovero negli ospedali pubblici dovuto al costo marginale che un ricovero nel pubblico può garantire.

Spero di aver fornito un punto di vista un pochino diverso dal solito che aiuti a capire le ragioni degli uni e degli altri anche per pervenire a soluzioni che evitino polemiche sterili e facciano gli interessi della collettività senza demonizzare nessuno.

Tabella che mostra indicatori di attività di ricovero acuto nelle strutture pubbliche e private in Umbria, anno 2019. Include informazioni su denomi, degenti medi, posti letto annuali, tasso di utilizzo, intervallo di turnover e indice di rotazione.

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