DI DIEGO DIOMEDI
I recenti dati sugli scambi commerciali, relativi al periodo cruciale compreso tra ottobre 2024 e agosto 2025, hanno messo in luce una dipendenza strutturale e crescente dell’Italia dall’olio d’oliva proveniente dalla Spagna, il gigante indiscusso della produzione mondiale. Come evidenziato dalla testata Teatro Naturale nell’articolo “24 mila tonnellate di olio di oliva spagnolo arriva tutti i mesi in Italia”, l’Italia ha importato dal Paese iberico una media impressionante di circa 24.000 tonnellate di olio al mese. Questo flusso costante e massiccio non fa che confermare le difficoltà della filiera olearia italiana, che, a fronte di annate produttive spesso deludenti a causa di fattori climatici o fitopatologici, è costretta a ricorrere all’import per soddisfare il proprio elevato fabbisogno.
Questa necessità non è limitata solo al consumo interno, ma è strategica per la sopravvivenza del settore dell’imbottigliamento e della miscelazione. Le aziende italiane acquistano l’olio spagnolo (e non solo) per utilizzarlo come materia prima essenziale nelle operazioni di blending e per alimentare le esportazioni di olio confezionato, che spesso viene commercializzato con il prestigio del marchio italiano. Il dato delle 24.000 tonnellate mensili è perciò emblematico della disparità tra l’esigenza del mercato e la capacità produttiva nazionale.
L’attività di esportazione della Spagna, tuttavia, va ben oltre i confini italiani, consolidando la sua posizione di leader globale grazie a una filiera efficiente e a una vastità di oliveti che non teme confronti. Nello stesso periodo analizzato, la Spagna ha spedito verso i mercati extra-UE la sorprendente cifra di 350.000 tonnellate aggiuntive di olio. A ciò si sommano altre 236.000 tonnellate complessive indirizzate agli altri Paesi europei, al di là del canale preferenziale verso l’Italia. Questi numeri testimoniano la supremazia spagnola, capace di gestire volumi enormi e di dominare sia il mercato comunitario che quello internazionale.
In sintesi, i dati pongono l’Italia di fronte a una duplice sfida: da un lato, gestire la propria dipendenza dalla fornitura estera per mantenere attiva l’industria di confezionamento; dall’altro, confrontarsi con la potenza produttiva spagnola, che ha cementato la sua leadership globale attraverso una scala industriale ineguagliabile. L’olio d’oliva spagnolo non è solo un concorrente, ma una materia prima vitale senza la quale il settore italiano, in molte sue ramificazioni, faticherebbe a sostenere i ritmi attuali.


