di MARCO BRUNACCI
PERUGIA – Ecco perché le elezioni in Toscana, dopo quelle nelle Marche, hanno lezioni per l’Umbria.
1.In Toscana il campo largo si conferma un abbaglio. Quella formula ha vinto solo alla regionali in Umbria e alle comunali di Perugia, grazie anche a fattori contingenti come l’abilità di Francesco Nicodemo, promoter della campagna elettorale, e la rapidità e
l’abilità tattica nello sfruttare le debolezze altrui del leader Pd, Tommaso Bori, e agli errori del centrodestra.
2.In Toscana Giani avrebbe vinto comunque, secondo la facilissima previsione fatta da Umbria7, subito dopo il risultato a favore del centrodestra nelle Marche, facendo a meno del minuscolo 4,3% portato dai Cinquestelle. Il “sistema Toscana”, interpretato alla perfezione da una vecchia volpe (cacicco o non cacicco), governista strutturale,
come Giani, era più che sufficiente.
Ma adesso il campo largo presenta il conto: M5s, attraverso la Taverna, ha fatto cambiare programma elettorale a Giani. Come si metteranno col rigassificatore o con i termovalorizzatori? Come si metteranno soprattutto – perchè riguarda l’Umbria – con la stazione dell’alta velocità ferroviaria, la Media Etruria, che, stando al
programma Giani-M5s, non si deve fare più?
3.Le soluzioni per Giani? Il neogovernatore è a un bivio: far finta di niente con la Taverna, con Conte e uno per uno con gli elettori del 4,3% M5s, inutili per vincere, oppure rischia di inimicarsi zone come Siena (dove ha vinto il suo avversario) oppure fondamentali
protagonisti del suo robusto “patto sociale” (piccoli e medi imprenditori attenti a ogni sussidio e a quella fetta di mercato in cui il player è l’ente pubblico, insieme al mondo cooperativo e al mondo associativo). Il campo largo resta solo come un problema.
Ps. Giani potrebbe però anche imparare dalla Proietti: per porre una toppa alla questione delle liste d’attesa, nel mentre compra 15 mila prestazioni dalla sanità privata, giura e spergiura che sta puntando tutto sulla sanità pubblica.
4.I commentatori hanno liquidato come un voto giovanile quello dato alla sinistra rosso fuoco della Bundu. Siamo sicuri, perchè lo abbiamo visto in Umbria, che è un voto giovanile, magari anche di quelle frange meno presentabili dei cortei, ma tanto e poi tanto anche di quegli attempati vedovi (e canute vedove) del Sessantotto, che non hanno ancora digerito la caduta del Muro di Berlino e sognano di giocare il secondo tempo della partita contro l’Occidente. Nostalgici sul genere di quelli che dicevano: “caro lei, sapesse quando c’era lui”. Ma qui il “lui” non ha il petto in fuori e gli stivali, ma è il fantasma del comunismo. La Toscana, l’Umbria, tutta l’Italia, in realtà, questo capitolo non lo hanno mai chiuso.
5.Eccoci infine al centrodestra. In Toscana aveva zero chance di vittoria. Ma il problema che logora il centrodestra è lo stesso dell’Umbria. Assenza di leadership nel contesto di una classe dirigente locale non all’altezza di quella nazionale, dove vincono i personalismi e dove la soddisfazione maggiore è quella di superare l’avversario diretto di partito o di schieramento. Con il candidato di Fratelli d’Italia, la Lega – Vannacci o non Vannacci – non ha avuto la forza di mandare i suoi elettori a votare. Forza Italia si è tenuta poco più che a galla. In Umbria, alla leghista Tesei sono mancati 60 mila voti rispetto alle Europee e 90 mila rispetto alle regionali precedenti, per larga parte in quota Fratelli d’Italia.
6.Il riformarsi di un solido e ramificato “sistema Umbria”, sul modello di quello toscano, anche se meno ricco, insieme all’assenza di leadership nel centrodestra, ai personalismi e alle carenze della classe dirigente, permettono di concludere – ultima lezione dalla
Toscana – che sarà molto difficile che l’Umbria abbia una seconda possibilità di alternanza nel governo della Regione. E questo nonostante il raffronto dei numeri, delle ultime tornate elettorali, lasci aperta questa possibilità.


