Asili nido, bus veloci e salario. Cose utili per ogni città nella borsa di Mr Mamdani

Giuseppe Croce (Sapienza Università di Roma) legge il risultato elettorale di New York alla luce delle esigenze di ogni comunità

TERNI – Per ora quelle di Zohran Mamdani, neoeletto sindaco di New York, sono solo un pacchetto di promesse. Il suo programma promette un grande banchetto gratis. Un banchetto molto costoso con dentro asili nido e scuole materne gratis per tutti fino ai 5 anni, autobus più veloci e gratis per tutti, gestione comunale di supermercati a prezzi calmierati, costruzione di centinaia di migliaia di case. Il tutto da finanziare con nuove tasse su cittadini e imprese che politicamente ed economicamente risultano difficilmente esigibili. Per molti osservatori un programma estremista e populista che non vale proprio la pena prendere sul serio. Certamente dal prossimo primo gennaio, se non vuole fallire e fare danni Mamdani dovrà accettare compromessi e gradualità, dovrà ridurre la vastità del suo programma e misurarsi con i vincoli che finora ha trascurato. Vedremo se ne sarà capace.

Intanto, però, i newyorkesi sul serio l’hanno preso e fosse anche solo per curiosità viene voglia di guardare più da vicino, anche per vedere se in questo suo programma, insieme alle tante cose inservibili, c’è anche dell’altro, qualcosa da salvare e con cui fare i conti.

Ciò che non può essere ignorato è il tema generale che Mamdani ha messo al centro, quello dell’affordability, vale a dire il problema che New York è divenuta una città non più accessibile economicamente, non sostenibile per tanta parte dei suoi abitanti a causa di un livello troppo alto del costo della vita, che significa innanzitutto costo degli affitti e prezzi dei servizi troppo alti in rapporto ai redditi. Questo è un tema – il tema – che rimane sul tavolo anche dopo aver buttato giù le singole promesse di Mamdani. Il sistema economico e sociale nel quale viviamo, quello del capitalismo democratico, è un sistema competitivo, nel quale il destino delle persone è deciso in un continuo confronto agonistico, e New York ne è una delle incarnazioni più chiare. Il fatto è che questo modello, per funzionare e rimanere economicamente ed eticamente sostenibile, deve essere capace di mantenere la competizione aperta e equa. Esso deve continuamente ripristinare l’uguaglianza delle condizioni di partenza e rimediare ai risultati stessi della competizione se una parte della popolazione rimane esclusa dai benefici prodotti, costantemente messa ai margini del gioco e a rischio di affondare. Ecco, dalle cronache e dai resoconti che da tempo ci arrivano, sembra di poter dire che a New York una parte troppo ampia dei suoi abitanti fatica a rimanere a galla. Non prendere sul serio questo tema significa tradire lo spirito e le promesse del modello del capitalismo democratico. Certo, si può anche dire, che però “prima” deve esserci la crescita della torta del reddito per poterla “poi” redistribuire. Giusto, giustissimo, se significa che le politiche di redistribuzione non devono pregiudicare la crescita. Ma la stessa affermazione può ridursi a un’ipocrisia se, come spesso avviene, intende dire che il momento per le politiche di carattere redistributivo è sempre “domani”. Del resto, la stessa democrazia è un sistema politico spesso meno efficiente e più costoso delle alternative più o meno autoritarie oggi disponibili, eppure ne paghiamo volentieri i costi.

Inoltre, non sempre e non tutte le politiche con carattere redistributivo implicano una minore crescita economica. Ce ne sono alcune capaci di sostenere la crescita, politiche redistributive che non sono sorrette solo da sentimenti compassionevoli ma capaci di migliorare l’efficienza della spesa pubblica e di porre su basi più solide la crescita. A ben vedere, tra le proposte di Mamdani (finora solo promesse ma che se ne sarà capace potrà ridefinire con una buona dose di realismo e trasformare in opzioni politiche praticabili) ce ne sono alcune capaci di avere ricadute generali positive.

La prima sono i servizi di cura all’infanzia in età prescolare. Abbiamo ormai una scia di studi lunga decenni che mostrano che ogni dollaro speso per gli asili nido di bambini provenienti da ambienti sociali svantaggiati ha effetti sulla loro crescita e sulle loro possibilità di riuscita positivi per loro e anche per l’intera società perché fa risparmiare più dollari altrimenti necessari per rimediare alle difficoltà cui andrebbero incontro da adulti. Senza dire, guardando dall’Italia, che quei servizi sono uno degli elementi necessari alla conciliazione famiglia-lavoro, e ad aumentare l’occupazione femminile e la natalità.

La seconda sono gli autobus veloci e gratuiti. Troppo costoso? Meglio accontentarsi di velocizzare le corse e mantenere “abbastanza basse” le tariffe. Fatto sta che questa indicazione del programma non solo può aiutare a ridurre i costi dello spostamento quotidiano, che incidono pesantemente sul bilancio dei newyorkersi meno abbienti e sulle loro possibilità di trovare un lavoro e recarvisi. È anche chiaro che la priorità è legare la città dal punto di vista urbanistico, integrarla e renderla più accessibile da ogni suo angolo. La conseguenza è che un sistema di trasporti pubblici efficienti che accorcia le distanze dà un contributo a risolvere il problema della scarsità di abitazioni perché rende le più lontane periferie, dove i prezzi degli affitti sono inferiori, meno lontane. Alla fine, è come aumentare l’offerta complessiva di case. Un disegno ben diverso da quello della “città dei 15 minuti” vagheggiato in qualche città europea, che sembra voler ridurre le grandi città a una costellazione di sezioni autosufficienti.

La terza, è il salario minimo. Mamdani vorrebbe portarlo a 30 dollari l’ora. Anche qui, si può pensare che questo traguardo sia irrealistico o addirittura pericoloso per la sopravvivenza di tanti piccoli esercizi e attività. Fatto sta che gli stati e le città degli Stati Uniti usano fissare il loro livello di salario minimo in aggiunta a quello federale e ad oggi il salario minimo di New York non è quello più alto. C’è spazio per aggiustare la mira e usare il salario minimo come uno strumento che, come noto, se ben applicato avvantaggia chi è in sofferenza senza fare danni e, semmai, con ricadute generali positive.

Non sappiamo ancora se Mr Mamdani vorrà e sarà capace di amministrare lasciando da parte le ipersemplificazioni e il massimalismo della campagna elettorale. Tuttavia, a rovistare bene, dentro la sua borsa ci sono intuizioni e strumenti che indicano problemi reali e vie di uscita da tentare. Prendiamo nota, può tornare utile.  

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