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Cose dell’altro mondo/2. Sanità sottosopra: dopo Coletto in Umbria, Donetti in Veneto (o Friuli)?

Continuano insistenti le voci sul disimpegno della direttrice umbra per incomprensioni con la presidente Proietti. A proposito, ecco il gioco di società prossimo venturo: quanto incide il principe consorte – segnalato anche domenica a Terni –  nelle scelte e nelle strategie regionali? Infine: Aeroporto: «4 (rotte) it’s mejo che 8». O no?

M.Brun.

PERUGIA – Cose dell’altro mondo/2.
1.Ve lo immaginate? Prima l’assessore alla sanità (guai nominarlo) Coletto viene dal Veneto in Umbria, con tanto di direttore Dario al seguito. E adesso che cosa – dicono, raccontano, alimentano voci – succede? Per contrappasso Donetti, la direttrice della sanità
regionale, sarebbe pronta a partire per il Veneto, eventualmente, in alternativa, per il Friuli, entrambe terre sconsacrate, leghiste, Zaia e Fedriga e chi più ne ha, più ne metta. La landa perduta di Halloween per la sinistra corretta dell’Umbria, incubi passati, per fortuna paure qui superate.

La voce che raccoglie Umbria7, come tutte le altre che qui riportiamo, è ovviamente molto insistente. Per dovere di cronaca aggiungiamo che la serenità con la quale si mostrano in pubblico la presidente Proietti e la direttrice Donetti è la più rilevante conferma delle tensioni in corso.
2.A proposito di presidente della Regione, domenica a Terni, ospiti del mai così istituzionale sindaco-presidente Bandecchi, Proietti si è di nuovo presentata insieme al principe consorte, questo Filippo di Edimburgo assisano che, dalla missione in Giappone in qua, è sempre più presente nella vita della coniuge.
Anche Elisabetta II aveva conforto e suggerimenti del suo Filippo. Ma l’interrogativo – al pari di quello che si pone per Filippo (ad uso degli storici) – a proposito del Gran Marito, resta sempre lo stesso: quanto incide sulle strategie e le scelte politiche della Gran Moglie?
3.Quattro (rotte) it’s mejo che otto. Bisognerebbe dirlo con il frame di un celebre spot pubblicitario. E’ quello che succede all’aeroporto San Francesco. Calano le rotte, aumentano (in verità non in maniera travolgente ma ancor aumentano) i passeggeri che utilizzano lo scalo umbro. Il quale, al momento è ridotto in questo inverno a collegamenti
con la Sicilia (due voli, Palermo e Catania), con Cagliari (in questi mesi freddi anche di tonni lì se ne pescano pochi), con Londra “povera” (Stunsted, non Heathrow) e Tirana, sempre vivo e vegeto per la numerosa comunità albanese. Non è che la prospettiva per il (finora) ambizioso scalo perugino sia quella sintetizzata in un detto popolare umbro tranchant: “Non cresce e non crepa”?

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Foto Wikipedia Commons

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