«Giustizia per Ilaria», il processo a carico di Samson è iniziato: lo strazio in aula

La mamma, il papà, il fratello, gli zii arrivano a Roma con la fotografia della studentessa ternana uccisa dall’ex sulla maglietta

TERNI – Il dolore è appena iniziato. Insieme al processo a carico di Mark Antony Samson, accusato di aver ucciso a coltellate e di aver gettato in dirupo, chiusa in un trolley, Ilaria Sula lo scorso 26 marzo. Per lui la procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Per i genitori della 22enne ternana che studiava scienze statistiche alla Sapienza Università di  Roma, lo strazio è appena iniziato: «Vogliamo solo giustizia per Ilaria». Arrivano i aula indossando una maglietta con la foto di Ilaria e la scritta “Giustizia per Ilaria”. Nei confronti del Samson, i pm, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima e l’occultamento di cadavere.

Con il giudizio immediato chiesto dalla procura e accolto dal gip, la famiglia di  Ilaria ha chiesto di costituirsi parte civile. Lo stesso hanno fatto l’Università Sapienza e alcune associazioni  (Penelope, Demetra, Insieme per Mariana e Per Marta e per tutte). «Uno sfregio alla comunità degli studenti e un danno d’immagine alla Sapienza». Poche parole, pronunciate nell’aula della Corte d’Assise, restituendo il tema del femminicidio come ferita alla comunità studentesca. «L’Università — spiega in aula l’avvocato Roberto Borgogno — è stata associata, a livello mediatico, con un fatto di reato che si pone in radicale e irrimediabile contrasto con le funzioni educative, formative, culturali e sociali che l’università è chiamata a svolgere e che costituiscono l’oggetto del suo statuto e codice etico».

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