La nuova Guida Michelin rivoluziona il panorama umbro e italiano

IL FRULLATORE | Vissani perde l’ultima stella, L’Acciuga si trasforma

DIEGO DIOMEDI

La recente uscita della nuova edizione della Guida Michelin ha scosso profondamente la scena gastronomica umbra e, più in generale, quella italiana. È un aggiornamento che sembra segnare un cambio di paradigma, un nuovo orientamento negli equilibri del fine dining nazionale. La notizia più eclatante riguarda uno dei nomi più simbolici della cucina italiana: Vissani. Lo storico ristorante di Baschi perde infatti anche l’ultima stella rimasta, sancendo la fine di un periodo che aveva collocato l’Umbria tra le regioni protagoniste dell’alta gastronomia. Nonostante ciò, la reazione dello chef è stata tutt’altro che polemica: nessun dramma, anzi, la volontà di ripartire e di guardare altrove. Un atteggiamento che lascia intendere come il rapporto tra alcuni grandi maestri e la Michelin stia forse cambiando.

Una seconda perdita per la regione è quella de L’Acciuga, che ha cessato l’attività come ristorante stellato nei mesi scorsi. L’uscita dalla guida è conseguenza naturale della chiusura, ma il locale non è destinato a svanire del tutto: riapre infatti con una nuova identità, bottiglieria con cucina, più informale e accessibile. Una trasformazione che riflette un trend nazionale: molti locali raffinati scelgono oggi di alleggerire struttura e format, puntando su autenticità e rapporto diretto con il territorio. Per l’Umbria, la nuova fotografia della Michelin rappresenta uno spartiacque. Due nomi importanti escono dal firmamento, lasciando spazio a nuove frontiere. È un ritorno alla verità del prodotto e del gesto gastronomico? O è la risposta concreta a un cambiamento nelle aspettative del pubblico?

Questi episodi umbri si inseriscono in un contesto nazionale in forte trasformazione. La nuova edizione della guida registra nuovi ingressi, giovani talenti con una crescente attenzione alla sostenibilità (stella verde anche in Umbria a Capodacqua di Foligno per Giulio Gigli, ristorante UNE).

Da qui nascono alcune domande inevitabili: Quale direzione sta imboccando la Michelin? Le scelte di quest’anno suggeriscono un orientamento verso la novità, la gioventù, la freschezza, forse a scapito di alcuni nomi storici. È un modo per rinnovare il racconto gastronomico nazionale? Le guide premieranno ancora la cucina iper-formale o guarderanno sempre più ai format contemporanei, fluidi e meno rigidi? L’esempio de L’Acciuga è simbolico: l’eccellenza può trovare nuove forme, meno ingessate e più vicine alle persone? Che futuro attende le guide gastronomiche? Nell’era delle classifiche internazionali, delle app, delle piattaforme partecipative, la stella Michelin manterrà il suo valore simbolico oppure dovrà ridefinirsi?

Insomma, tante domande.

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