M.BRUN.
PERUGIA – La speranza detta, non detta, solo sussurrata, è che la Zes, Zona economica speciale istituita dal Governo Meloni con riferimento ultimo alle Marche e all’Umbria, porti nella regione qualche realtà industriale importante, capace di sollevare un Pil stagnante.
L’ultima voce – ma non si sa se sia solo una speranza oppure abbia un qualche fondamento – riguarda Leonardo, big egli armamenti nel momento del riarmo dell’Europa, un vero exploit in Borsa nell’ultimo anno, che potrebbe espandere la sua attività, usando siti produttivi umbri.
Va da sé che tutti pensano, per un eventuale insediamento umbro, alla zona ex Merloni, sull’Appennino umbro-marchigiano, ma è proprio difficile dare un senso a queste voci e tutto potrebbe essere relegato tra le ipotesi irrealizzabili.
Leonardo è realtà talmente importante da alimentare ogni fantasia, ma è pur vero che la Zes, anche nella formula pensata per Marche e Umbria, è ancora molto attrattiva.
Non sfugge a nessuno però che un problema non facile da superare è il gap infrastrutturale dell’Umbria, che con i tanti niet nella Giunta Proietti si trova di nuovo di fronte a un ulteriore segnale di stop. Sta proprio qui la questione aperta. Un’accelerazione nel realizzare opere, e non un altro stop, diventa decisiva per lo sviluppo dell’Umbria, a partire da un appropriato uso della Zes.


