Allarme rosso: dopo la sanità, l’economia/ Unicoop, 180 esuberi sotto l’albero e punti vendita dismessi. Per fortuna che la Regione “monitorava” da dicembre 2024

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | La storia del colosso della grande distribuzione dei tempi d’oro della sinistra storica, i dubbi dei sindacati e le rassicurazioni dell’assessore De Rebotti. La promessa della convocazione di un incontro “in tempi brevissimi” a luglio. E la triste realtà di oggi

di Marco Brunacci

PERUGIA – È allarme rosso. Rosso perchè è un problema per i lavoratori e per l’economia umbra. Rosso perchè è la Coop (Coop Centrale Italia, da qualche mese finita insieme a Unicoop Etruria e Unicoop Tirreno, ma non alla Coop fiorentina che invece gode di buona salute). Rosso anche
perchè un po’ di vergogna dovrebbe assalire chi non ha capito neanche un po’ di quello che stava succedendo.
Un rosso per volta.

1.Allarme rosso a Unicoop per esuberi e dismissioni di punti vendita.
Numeri alti, molto preoccupanti: un piano che prevede 180 lavoratori in meno complessivamente. Per la rete commerciale ci sono le dismissioni di 24 punti vendita, per circa 340 dipendenti complessivi,
con possibili cessioni a terzi. Nello specifico: 6 punti vendita ex Coop Centri Italia, 6 ex Unicoop Tirreno, e 12 Superconti Supermercati Terni. Dall’incontro azienda-sindacati sarebbe emerso che tra le
dismissioni ci sarebbero i punti vendita di Perugia-San Sisto, Bastia, Tavernelle, Cannara, via Settevalli, insieme ad altri. La scossa tellurica è partita, vediamo che effetto terremoto ci sarà su lavoro
ed economia umbra.

2.Rosso perchè Coop. I fasti di un tempo non avevano evidentemente basi così tanto solide, come sembrava quando risplendeva in Umbria la sinistra storica come in Toscana. In questi ultimi mesi si è provato a mettere una pezza. Con risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Eppure ai sindacati va riconosciuto il merito di aver capito subito che bisognava preoccuparsi, già alla partenza dell’operazione.
Per questo motivo erano andati, quasi un anno fa, dall’attuale assessore allo sviluppo economico De Rebotti e dalla presidente della giunta regionale Proietti per dire che volevano vederci chiaro.
Volete qualche stralcio della risposta di De Rebotti e Proietti? “Il 10 dicembre (2024, ndr) è stato depositato il Piano di fusione per incorporazione delle due cooperative con l’obiettivo di costituire una
nuova realtà che sarà operativa da giugno 2025. Il nuovo gruppo avrà 6mila dipendenti”. Poi la spiegavano: “Si tratta di un processo di fusione e non di una crisi aziendale”. Parole sante: la crisi
aziendale è infatti sta arrivando ora.
A Castiglion del lago e a Terni, sede dei magazzini, i lavoratori vengono all’epoca rassicurati.
La pietra tombale è posta però alla riga successiva della nota: “Le notizie appaiono quindi confortanti”, concludono quelli della Regione, che però annuncia un “attento monitoraggio” della situazione.

3.Perchè un po’ di rossi di vergogna, in Regione, si dovrebbe essere? Perchè sbagliare si può, ma è diabolico perseverare. Infatti, l'”attento monitoraggio” dà i suoi frutti già a febbraio 2025, quando
l’assessore De Rebotti risponde a un’interrogazione dei consiglieri di opposizione in Regione, Tesei e Arcudi, confermando quanto detto a dicembre 2024, ma con l’aggiunta di una postilla: “non possiamo
permetterci di generare preoccupazioni nei soci delle cooperative pur mantenendo alta l’attenzione e monitorando la situazione, che auspichiamo conduca ad una razionalizzazione virtuosa”.
Sul non preoccupare i soci, boh, non si capisce. Invece sul “monitoraggio attento” siamo certi che si continuerà a farlo.
Infatti il 17 luglio il sindacato annuncia che “la Regione ha preso l’impegno di convocare in tempi brevissimi Unicoop Etruria e chiederà all’azienda un piano industriale”. La mission è chiara: “Capire se ci saranno ricadute occupazionali” e anche se ci saranno problemi con i centri direzionali.
Non chiedete a noi se quell’incontro è mai avvenuto o se almeno c’è stata una telefonata. Oggi, 2 dicembre 2025, però si è davanti a un’altra Caporetto per l’economia umbra. E a vedere così, tra sanità
ed economia, l’Umbria dovrà cominciare ad adattarsi a disfatte con conseguenti ritirate precipitose e ingloriose.

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