TERNI – In questi giorni Asm tiene banco. Non per i piani di rilancio o per il ruolo di multiutility nel centro Italia. L’azienda di proprietà del Comune di Terni e di Acea, è al centro delle polemiche per il presunto conflitto di interesse dell’Ad, Tiziana Bonfiglio. La manager, per conto di Acea guida la multiservizi ternana, e, sempre per conto di Acea, negli ultimi mesi ha assunto il ruolo di responsabile dell’Umbria, delle Marche , dell’Abbruzzo e del Molise. Un incarico importante che ha destato l’attenzione del consigliere comunale Valdimiro Orsini. L’esponente politico di lungo corso eccepisce che la Bonfiglio potrebbe avere conflitti d’interesse rappresentando sia Asm che le aziende di Acea di Umbria, Marche, Abbruzzo e Molise. L’Ad ternana, insomma, potrebbe privilegiare il impegno in Acea.
Tutte supposizioni, che l’Ad ha respinto con sdegno, trovando il conforto delle sigle sindacali, le quali hanno parlato di tentativo di destabilizzazione dell’azienda e di attacco inopportuno alla sua governance. A dare manforte a Orsini, invece, è arrivato Stefano Bandecchi. Come sempre in versione carrarmato. Il sindaco ha rivendicato il ruolo di primo cittadino e quindi di proprietario principale di Asm (il Comune di Terni detiene il 51 per cento dell’azienda). Dietro le cannonate di Bandecchi si nasconde l’insofferenza del sindaco verso gli sciagurati patti parasociali che la giunta Latini ha siglato al momento della cessione ad Acea delle quote societarie fino al 49 per cento.
I patti parasociali stabiliscono, infatti, che ad Acea spetta la governance con l’Ad e al Comune la presidenza, fino ad oggi un oggetto semi sconosciuto. Non è un mistero che l’azienda è saldamente nelle mani della Bonfiglio, che gestisce con piglio Asm. Palazzo Spada vorrebbe riappropriarsi di ruoli più operativi e di tornare ad avere un minimo di voce in capitolo.
Una partita appena iniziata, fermo restando che i patti parasociali siglati da Leonardo Latini scadono nel 2026.


