TERNI – In questi giorni torna a circolare, negli ambienti della destra cittadina, il nome di Leonardo Latini come possibile candidato a sindaco. Un ritorno che sa di passato, più che di futuro, e che sembra fondarsi su una memoria politica sorprendentemente corta.
Dopo l’esperienza dell’istrionico Bandecchi, qualcuno invoca una figura più mite, più rassicurante: “meglio Lallo”. Ma il confronto tra stili non può cancellare un dato politico centrale: l’amministrazione Latini ha rappresentato un’occasione storica mancata per la città.
È vero: gli oltre 30 cambi di casacca e 3 rimpasti di giunta non sono attribuibili personalmente all’ex sindaco, ma al suo consiglio comunale. Tuttavia, la responsabilità politica resta tutta intera. Governare significa anche saper costruire una squadra, darle una direzione, mantenerne la coesione. L’instabilità cronica della maggioranza non fu un accidente, ma il segno di una leadership debole, incapace di dare un orizzonte chiaro e condiviso.
Ma il punto più grave riguarda ciò che non è stato fatto. Durante il mandato di Latini, tutti gli astri politici erano allineati: una Regione amica, guidata da Donatella Tesei, e un governo nazionale a trazione Lega–M5S. Una congiuntura rarissima, che avrebbe potuto – e dovuto – sbloccare i grandi dossier strategici della città.
E invece, nulla.
Nessun avanzamento decisivo sull’ospedale, nessun grande cantiere avviato, nessuna opera strutturale capace di lasciare un segno duraturo. Un immobilismo amministrativo tanto più incomprensibile quanto più favorevole era il contesto politico. Quando hai tutti i livelli istituzionali dalla tua parte e non porti risultati, la responsabilità non può essere scaricata su altri.
Riproporre oggi quella stagione come soluzione appare quindi quantomeno azzardato. Non basta essere “meno rumorosi” del presente per diventare credibili. La città non ha bisogno di un ritorno al passato, né di una politica del minimo sindacale. Ha bisogno di amministratori capaci di cogliere le occasioni quando si presentano. Perché le congiunture favorevoli passano. E quelle perse, difficilmente tornano.


