Assisi chiude il Giubileo e apre l’ottocentenario francescano

Monsignor Sorrentino: «Il Signore darà un ulteriore impulso alla nostra Chiesa»

ASSISI (Perugia) – «Si conclude l’anno celebrativo indetto dal Papa. Ma un Giubileo, soprattutto se è stato concepito in nome della speranza, è fatto per continuare. Non si chiude, ma si ‘schiude’. Come un fiore il cui stelo è cresciuto e la corolla si è aperta. Perché questo sia vero, non dobbiamo guardare a noi stessi, ma alzare lo sguardo verso l’alto». Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, nell’omelia della santa messa celebrata domenica 4 gennaio nella cattedrale di San Rufino a chiusura dell’Anno Santo della speranza.
Presenti alla celebrazione il sindaco Valter Stoppini e altre autorità civili e rappresentanti delle forze dell’ordine. «Il Giubileo – ha aggiunto il vescovo – è stato innanzitutto una grazia. Ci ha riconsegnato il principio motore della vita cristiana, quello da cui tutto dipende: l’amore infinito di Dio, l’amore misericordioso che non si stanca di piegarsi sui nostri peccati e le nostre miserie, l’amore creativo che ha per noi sempre nuove risorse, e, come dice il Vangelo di Giovanni appena proclamato, riversa su di noi ‘grazia su grazia’».
Il vescovo facendo riferimento alle letture proclamate, ha collegato la chiusura del Giubileo a tre profili: sapienza, Parola fatta carne e benedizione. «Non chiudere il Giubileo, ma schiuderlo – ha continuato monsignor Sorrentino -, significa non smettere di lottare per questa libertà del mondo da tutte le sue schiavitù. Cominciando da quelle spirituali. Significa invocare la pace, gridando l’iniquità della guerra e la follia delle armi. Significa spenderci per un mondo in cui l’ineguaglianza faccia posto alla giustizia, e la sapienza di Dio possa manifestarsi nella trama di relazioni improntate a fraternità. Chi dunque, tra di noi, si è aperto davvero alla grazia giubilare? Certamente chi ha fatto di tutto per rivedere la sua vita spogliandola dell’egoismo e riempiendola di amore. Se per disavventura, avessimo vissuto il giubileo distrattamente, oggi, chiudendolo, lo possiamo riaprire prendendo al balzo il nuovo fiotto di grazia, che l’Eucaristia ci offre, come una fontana che zampilla senza fermarsi mai».
In riferimento all’VIII Centenario del Transito di San Francesco, le cui celebrazioni si apriranno ufficialmente sabato 10 gennaio alle ore 10 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, il vescovo ha detto che questo importante anniversario «il Signore darà un ulteriore impulso alla nostra Chiesa. A noi chiede solo di aprire il cuore e di intonare la Lode».

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