Assisi e l’Umbria celebrano gli 800 anni del Transito di San Francesco

Le celebrazioni si apriranno il 10 gennaio nella basilica di San Maria degli Angeli

ASSISI (Perugia) – La città serafica e l’Umbria si apprestano a celebrare gli ottocento anni dalla morte di San Francesco.

Il solenne rito di apertura è fissato per abato alle 10 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Saranno presenti i rappresentanti delle Famiglie Francescane: fra Massimo Fusarelli, mnistro generale dei frati minori, fra Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dei frati minori conventuali, fra Roberto Genuin ministro generale dei frati minori cappuccini, Tibor Kauser, ministro generale dell’ordine francescano secolare, fra Amando Trujillo Cano, ministro generale del terzo ordine regolare insieme a suor Daisy Kalamparamban, presidente della Conferenza francescana internazionale dei fratelli e delle sorelle del terz’ordine regolare. Uomini e donne consacrati secondo la Regola francescana, una presenza corale che manifesta visibilmente l’unità e la ricchezza carismatica della Famiglia Francescana nel mondo. Il rito prenderà vita nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, che custodisce, dietro la Porziuncola, la Cappella del Transito, memoria degli ultimi momenti terreni di san Francesco, che, ormai cieco e segnato dalle stimmate, qui volle essere deposto “nudo sulla nuda terra”, il 3 ottobre 1226, gesto supremo di fede nella paternità di Dio e di accettazione di sorella morte corporale. Il rito di apertura: dal Cantico al Transito Il rito di apertura è stato concepito come un ponte simbolico e spirituale tra il Centenario della composizione del Cantico delle Creature (2025) e il Centenario del Transito di Francesco (2026), riprendendo le ultime due strofe del Cantico, quelle dedicate alla riconciliazione e a sorella morte corporale. Protagonisti di questo gesto saranno il Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, monsignor Domenico Sorrentino e il sindaco della città di Assisi Valter Stoppini, in memoria della riconciliazione tra il vescovo e il podestà di Assisi, cantata da Francesco come profezia di pace. Il presule e il primo cittadino entreranno processionalmente nella basilica portando un cero spento, segno dell’umanità segnata dal conflitto e dalla fragilità. La processione si recherà alla Cappella del Transito, luogo degli ultimi istanti terreni di Francesco, dove il cero verrà acceso al Cero Pasquale, simbolo di Cristo risorto. Da lì, la luce verrà portata nelle sei stazioni laterali della Basilica, ciascuna affidata a uno dei sei rami della Famiglia Francescana.
Ogni stazione sarà dedicata a una tematica tratta dal Testamento di San Francesco, che costituisce il testo fondatore del rito di apertura, come consegna delle sue ultime volontà spirituali. In ciascuna tappa sono previsti: la proclamazione di un testo delle Fonti Francescane o del Vangelo; un breve intervento di un ministro generale; un segno simbolico o l’ascolto di una testimonianza, per attualizzare il messaggio francescano nel mondo di oggi.
Per l’occasione sarà eccezionalmente esposto nella Basilica il più antico dipinto raffigurante san Francesco di Assisi conservato presso il Museo della Porziuncola: opera del cosiddetto Maestro di San Francesco (metà del XIII secolo) raffigura il Santo con le stigmate chiaramente visibili, espressione della sua piena e definitiva conformatio Christi. L’immagine sarebbe stata eseguita su un’asse lignea impiegata per accogliere e proteggere il corpo di Francesco immediatamente dopo la sua morte, conferendole un valore non solo iconografico, ma anche profondamente reliquiario e testimoniale. L’opera sarà esposta nel rispetto delle più rigorose misure di tutela, sotto la supervisione della Curatrice del patrimonio culturale della Provincia Serafica.
Il Transito si colloca al culmine del grande cammino giubilare francescano, che dal 2023 al 2026 ha ripercorso gli ultimi anni della vita del Poverello: dall’approvazione della Regola e il Natale di Greccio (2023), al dono delle Stimmate (2024), alla composizione del Cantico delle Creature (2025). L’ultima strofa del Cantico, “Laudato si’, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente pò skappare”, è l’autentica chiave di lettura di questo Centenario. La testimonianza di Francesco morente, che canta circondato dai suoi fratelli, è un lascito di riconciliazione e una profezia di fraternità: solo un cuore libero e umile può accogliere la morte come amica. Tutti, figli e figlie di San Francesco, comunità cristiane e civili, giovani e anziani, sono invitati a unirsi a questo grande giubileo spirituale.

Terni protagonista sui social non solo per il Terni Influencer Creator Festival

Ferentillo, l’Isola diventa paradisiaca