R.U.
TERNI – Nel panorama politico dell’Umbria si sta delineando con sempre maggiore chiarezza un bivio strategico che inciderà sui prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle comunali di Terni. Due modelli a confronto: da una parte l’allargamento delle alleanze e la ricerca di una sintesi ampia, dall’altra la chiusura identitaria e il ritorno a dinamiche già viste e già perdenti.
Il centrosinistra, il campo largo e le sue criticità interne
Il centrosinistra continua a puntare con decisione sul campo largo e sul patto avanti, coinvolgendo forze politiche che spaziano dalla sinistra più radicale fino all’area centrista. Una strategia che, sul piano elettorale, ha dimostrato di funzionare: la vittoria alle comunali di Perugia e il successivo successo alle elezioni regionali ne sono la conferma.
All’interno di questo percorso, tuttavia, convivono tensioni e differenze non secondarie, in particolare nel rapporto tra la componente più consolidata e il nuovo che avanza. Non si tratta solo di un ricambio di nomi o di leadership, ma di una dialettica più profonda che riguarda stili di governo, priorità politiche e modalità di relazione con il territorio e con la società civile.
Va però sottolineato un elemento chiave: nella fase elettorale il centrosinistra è sempre riuscito a mettere da parte rivalità e personalismi, trovando una sintesi capace di presentarsi unita agli elettori e di vincere le elezioni. È nella fase di governo che emergono le difficoltà maggiori. Governare un campo largo significa tenere insieme punti di vista spesso molto distanti, mediare tra sensibilità politiche differenti e trasformare una coalizione elettorale in una macchina amministrativa efficace. È qui che si concentrano le principali criticità: il rischio di rallentamenti decisionali, di mediazioni al ribasso e di conflitti interni che, se non gestiti, possono indebolire l’azione di governo pur in presenza di una legittimazione elettorale forte.
Il centrodestra e il ritorno alle vecchie logiche
Sul fronte opposto, il centrodestra appare sempre più chiuso in dinamiche interne rigide e autoreferenziali. Invece di aprirsi e valorizzare il consenso espresso dagli elettori, riemergono schemi che per decenni hanno relegato questo schieramento all’opposizione in Umbria. Una strategia che sembra orientata non alla costruzione di un’alternativa credibile, ma alla massimizzazione delle sconfitte, attraverso esclusioni e conflitti interni mai realmente superati.
Il paradosso Ferranti–Cecconi
In questo contesto si inserisce il caso emblematico di Francesco Maria Ferranti e Marco Cecconi. Due figure diverse per storia e appartenenza politica, ma accomunate da un dato difficilmente contestabile: il consenso. Entrambi sono stati primi per numero di preferenze nei rispettivi partiti, rappresentando per anni un punto di riferimento solido sul territorio. Eppure oggi vengono percepiti sempre più come un problema piuttosto che come una risorsa, marginalizzati da dinamiche che sembrano prescindere dal giudizio espresso dalle urne.
Una scelta che pesa sul futuro
Se il centrosinistra è chiamato a dimostrare di saper trasformare il successo elettorale in una gestione di governo stabile ed efficace, il centrodestra continua a pagare il prezzo di una chiusura che penalizza consenso e radicamento territoriale. In una fase politica in cui la capacità di includere, mediare e governare la complessità rappresenta la vera sfida, il contrasto tra i due modelli appare netto. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro politico dell’Umbria.


