Caso Hannoun, Ferdinandi: «Le responsabilità sono individuali. La colpa di uno non potrà mai scalfire la dignità di un movimento in difesa dei diritti umani»

La sindaca: «I miei legali stanno verificando ogni affermazione che possa risultare lesiva della mia persona, della giunta e dell’onore dell’istituzione che mi onoro di rappresentare»

PERUGIA – La sindaca Vittoria Ferdinandi interviene sulla questione Hannoun e fa chiarezza con un lungo post che ha pubblicato sui suoi profili social, dopo le due interrogazioni presentate dall’opposizione chiedendo «chiarezza».

La prima cittadina ha chiesto alla presidente Elena Ranfa che «le due interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione siano iscritte al primo Consiglio comunale utile, perché le insinuazioni sulla mia persona e l’utilizzo politico di un’indagine della magistratura non possono essere piegati in modo distorto a fini propagandistici. Al tempo stesso, considero il confronto democratico una prerogativa essenziale delle istituzioni e intendo esercitarla nelle sedi proprie». Con i due atti, i rappresentanti della minoranza avevano chiesto lumi sulla presenza di Ferdinandi a due iniziative (la prima a Genova a settembre dell’anno scorso, la seconda a Perugia) in cui era presente il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di finanziare Hamas.
Le opposizioni, ricorda la prima cittadina, hanno presentato le interrogazioni «nel luogo deputato al confronto politico, il Consiglio comunale, ma non sono riuscite a esimersi dal fare propaganda sui media, alimentando un dibattito costruito sull’insinuazione anziché sul confronto istituzionale. Proprio per questo ritengo corretto e doveroso che il chiarimento avvenga in quella sede. Parallelamente, i miei legali stanno verificando con attenzione ogni affermazione pubblica che possa risultare lesiva della mia persona, di quella dei componenti della Giunta comunale e, soprattutto, dell’onore dell’istituzione che mi onoro di rappresentare. Il mio impegno politico a sostegno dei diritti del popolo palestinese è da sempre pubblico, trasparente e coerente, espresso apertamente nel dibattito politico e in Consiglio comunale, senza ambiguità né retropensieri. È un impegno che si colloca nel solco dei valori costituzionali di pace, autodeterminazione dei popoli e tutela dei diritti umani».
La sindaca, inoltre, rivendica «con forza che partecipare a manifestazioni pubbliche è un diritto garantito dalla Costituzione italiana. Le iniziative a cui ho preso parte erano regolarmente autorizzate dalle competenti autorità di pubblica sicurezza, le Questure avevano piena conoscenza delle manifestazioni, dei promotori, degli interventi e delle presenze. Mettere in discussione questo dato significa mettere in discussione il funzionamento stesso dello Stato di diritto. Non ho mai conosciuto personalmente Mohammad Hannoun, né ho mai avuto rapporti diretti o indiretti con lui. Ho appreso della sua esistenza e dell’indagine in corso esclusivamente attraverso le notizie di stampa, dopo l’arresto. Ogni tentativo di attribuirmi conoscenze, relazioni o consapevolezze che non esistono è strumentale e politicamente scorretto».
Aggiunge Ferdinandi: «La magistratura sta svolgendo il proprio lavoro e va rispettata fino in fondo. In uno Stato di diritto il garantismo non è una concessione, ma un principio fondativo, vale per tutti, sempre, e impone di non sovrapporre il giudizio politico al lavoro della giustizia né di anticipare sentenze attraverso la polemica pubblica. La verità sarà accertata nelle sedi competenti, a noi spetta il compito di rispondere alle interrogazioni, anche quando costruite sull’insinuazione, nel minor tempo possibile e nel pieno rispetto delle regole e del funzionamento dell’istituzione che mi onoro di rappresentare. Allo stesso tempo, è doveroso affermare un principio altrettanto chiaro, le eventuali responsabilità penali sono sempre e solo individuali. Qualora una persona fosse riconosciuta colpevole, la colpa di uno non potrà mai scalfire la dignità politica e morale di un movimento che è nato, cresciuto e si è espresso in difesa dei diritti umani, della pace e della giustizia, né potrà essere usata per delegittimare battaglie fondate su valori universali».
Conclude la sindaca: «Respingo con decisione ogni tentativo di criminalizzare il dissenso politico, di colpire la libertà di manifestazione o di gettare ombre su chi esercita diritti costituzionali in modo legittimo, pubblico e autorizzato. Questo non riguarda solo me, ma la qualità della nostra democrazia. Continuerò a difendere il diritto alla pace, alla giustizia, alla libertà dei popoli e alla vita, senza arretrare di un millimetro davanti a chi prova a riscrivere i fatti o a piegare le istituzioni a una polemica politica priva di fondamento».

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