PERUGIA – La politica estera – era una facile profezia di Umbria7 – è una pietra di inciampo delle nuove maggioranze umbre, da Perugia a Palazzo Donini.
In Regione non si sa se esiste una posizione sul Venezuela diversa da quella di sinistra radicale espressa dall’assessore alla pace, Barcaioli, e dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Bistocchi.
In Comune, si è scatenato un mezzo putiferio sul caso della partecipazione della sindaca Ferdinandi alla manifestazione del 27 settembre scorso, a Perugia, con Hannoun, il leader palestinese in carcere con l’accusa di aver finanziato dall’Italia Hamas.
Il centrodestra ha affondato il colpo, con Margherita Scoccia, ma non solo.
Ha chiesto alla sindaca di chiarire la sua posizione: “Lei può andare a manifestare le sue opinioni. Ma non dimentichi che rappresenta una città intera, anche chi non e’ d’accordo con lei, quindi chiarisca il rapporto con Hannoun, cosa pensa delle sue affermazioni sul 7 ottobre “atto di resistenza” e non strage di ebrei inermi. E cpsa pensa dello Stato palestinese “dal fiume al mare,”, quindi la cancellazione di Israele. Queste cose è tenuta a chiarire”.
Un po’ di bagarre, ma nessuna risposta specifica. Di sicuro la sindaca si è detta garantista con Hannoun (ma senza citarlo), mentre poi ha dirottato il discorso su altro, attaccando su Berlusconi e le olgettine e sui cori della Meloni con obiettivo i comunisti. Anche se non era il tema.
La politica estera come pietra di inciampo delle giunte umbre resta, ma la via di uscita, decisa come comunicazione dalle giunte, appare chiara: si evitano le risposte per evitare ulteriori guai.
In attesa che ci si dimentichi del caso.


