Banchi di scuola. Archivio

Dimensionamento scolastico, il governo commissaria l’Umbria e altre tre Regioni

Il ministero specifica che la misura non comporta la chiusura di plessi. Proietti e Barcaioli: «Dall’esecutivo una scelta politica più che tecnica»

PERUGIA – C’è anche l’Umbria (insieme a Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna) tra le Regioni commissariate dal governo per non aver approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. A deliberarlo è stato il Consiglio dei ministri nella seduta di oggi (lunedì 12 gennaio). L’annuncio è stato dato dal ministero dell’Istruzione nel ricordare che “il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca”. Il mancato rispetto di questo adempimento, prosegue il Mim, mette “a rischio le risorse già erogate”. La misura, specifica il ministero, riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di scuole.
Dura la reazione della presidente Stefania Proietti e dell’assessore regionale all’istruzione, Fabio Barcaioli: «La lotta dell’Umbria contro il dimensionamento scolastico, arrivato oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, si traduce nella decisione del Governo Meloni di commissariare la Regione e, con essa, la scuola pubblica. Dopo aver deliberato sette accorpamenti sui nove richiesti, la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui. In una regione con oltre 101 mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati».
Aggiungono Proietti e Barcaioli: «Da oltre un anno chiediamo un confronto con il Governo per avere spiegazioni sui numeri del dimensionamento, sui criteri applicati e sulla distribuzione delle autonomie scolastiche. Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma solo pressioni. Nessun tavolo, nessuna disponibilità a discutere. L’unica convocazione arriva ora, non per chiarire, ma per commissariare. Le regioni convocate oggi a Roma, per lo stesso motivo, sono Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria, tutte amministrate dal centrosinistra. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento. È evidente che si tratta di una scelta politica più che tecnica».
E ancora: «Il governo giustifica l’operazione richiamando gli obiettivi del Pnrr, ma il Piano di ripresa e resilienza, sul dimensionamento, nasceva con l’ottica di riordinare il sistema scolastico, non certo quello di praticare tagli indiscriminati. La nostra battaglia contro il dimensionamento è un’importante questione di principio e di sostanza. Abbiamo appena attraversato un triennio segnato da tagli pesanti: meno docenti, meno personale Ata, una riduzione delle risorse per i servizi educativi 0-6 anni, meno dirigenti scolastici e meno dirigenti amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell’istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l’avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata».
L’Italia, proseguono, è «ultima in Europa per investimenti in istruzione con solo il 7,3% della spesa pubblica e il 3,9% del Pil. In questo quadro, il Governo non investe, ma riduce la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumenta il numero di studenti per classe nelle grandi città».
Affermano governatrice e assessore: «L’Umbria viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento e ci siamo presentati davanti al ministro Giuseppe Valditara a testa alta, rivendicando il diritto dell’Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al Presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro della scuola merita questa battaglia«.

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