di Marco Brunacci
PERUGIA – A cosa servono i soldi frutto della stangata delle tasse (184 milioni certi, ma probabilmente 250 milioni, visto che sono previsti anche per un quarto anno, anche se la disposizione è di dubbia legalità), prima parte.
Da quel che si deduce, in assenza di un chiaro documento della Giunta regionale, sono pochi i punti fermi ma fanno capire che il campo largo è riuscito ad andare a pescare nelle tasche dei cittadini senza avere alcun ritegno. Un’operazione immotivata e con alcun senso delle proporzioni, che le giunte di centrosinistra storico dell’Umbria non avrebbero realizzato. E allora cosa ha mosso il campo largo? Promesse elettorali da adempiere, è l’unica spiegazione. Si immagina quindi che sia azione politica a spese dei cittadini.
- Il primo punto fermo: la sanità non avrà di fatto alcun beneficio dal prelievo “monstre” dalle tasche degli umbri, se non del tutto marginale. Niente per i problemi reali, niente per l’ospedale di Terni, niente di niente.
- Benefici andranno invece a quel pozzo senza fondo che è il trasporto pubblico locale. La giunta regionale invece di accelerare sulla gara per i lotti, che avrebbe permesso un consistente e immediato risparmio, ha giocato al rinvio, senza prendere in considerazione la sollecitazione della Corte dei Conti, con probabile piacere solo di Busitalia e della Cgil ferrotranvieri. Il conto sarebbe di 12 milioni in più per quest’anno.
- L’edilizia abitativa, anche quella popolare, non risulta essere un’emergenza umbra. Lo è per l’assessore Barcaioli, che, dopo aver abrogato i vantaggi per i cittadini italiani nelle liste per le assegnazione degli alloggi popolari e quindi aver di fatto aperto agli immigrati, che hanno Isee minori, è pronto a investire. Avs ha una base elettorale che è molto sensibile alla questione.
- I 184 milioni finiranno anche in attività cultuali diciamo, anche minime, comunque molto parcellizzate e distribuite sul territorio, con potenziale ritorno elettorale. Da non dimenticare un fondamentale contributo in denaro al centenario dell'”umbro” – evidentemente di adozione – Dario Fo.
La sconcertante nota con la quale la giunta regionale indica in un terzo degli umbri i pagatori della manovra, i solito noti, non dice che saranno l’80% di redditi fissi e pensionati, il 10% di introiti da tassazione sui prodotti finanziari. E solo il 10% da lavoro autonomo. Giustizia è fatta.


