TERNI – Al Pd non piace il recupero del vecchio Santa Maria. E non fa niente che a propugnare l’ammodernamento della vecchia struttura siano due esponenti storici della sinistra ternana come Gianni Giovannini e Federico Di Bartolo.
La realizzazione del nuovo ospedale per i Dem è una priorità. Ne sono convinti i segretari del Pd provinciale e comunale, Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo, che attaccano senza mezzi termini la conferenza stampa di pochi giorni fa del Comitato per la difesa e la valorizzazione del Santa Maria: «Il tono e gli argomenti usati nel corso della conferenza stampa dai rappresentanti del comitato ci lasciano profondamente sconcertati e sono assolutamente da respingere. Vogliamo ricordare, prima di tutto, che la realizzazione di un nuovo ospedale nella città di Terni fa parte del programma elettorale della presidente Proietti e che la stessa ha inserito il progetto tra le priorità della giunta, ribadendone la centralità per le politiche sanitarie umbre anche in occasione del voto sul documento di bilancio della Regione. Un nuovo ospedale serve a Terni e serve all’Umbria, evidentemente programmato e progettato in una visione unitaria insieme a quello di Narni-Amelia, per portare a compimento il piano di rinnovo delle strutture della rete ospedaliera intrapreso dalle giunte di centrosinistra a partire dai primi anni 2000, e da costruire tenendo conto delle nuove esigenze emerse in seguito alla pandemia da Covid 19. Proprio a partite da quella vicenda, che ha messo in evidenza le criticità dei servizi sanitari, in primo luogo quelli ospedalieri, di fronte sia ai cambiamenti epidemiologici che alle innovazioni tecnologiche, l’Oms ha messo in campo una task force, guidata dal Politecnico di Milano, per redigere nuove linee guida necessarie a progettare l’ospedale del futuro. Modelli di nuova generazione, a misura d’uomo, per accelerare la guarigione, ridurre lo stress, migliorare complessivamente la qualità di vita di pazienti ed operatori. Una struttura caratterizzata da flessibilità e modularità per adattarsi rapidamente ad emergenze e nuovi bisogni; sostenibilità, con spazi verdi, grande accessibilità, consumi ridotti; digitalizzazione ed uso della IA per migliorare gli esiti clinici, automatizzare i processi e supportare i professionisti; camere singole, accoglienti, con garanzia di privacy, informazioni adeguate, spazi collettivi, servizi di supporto ad operatori, pazienti e familiari, percorsi di cura strutturati in base alla intensità di cura del paziente; integrazione territoriale, connessione con la città e la comunità in una logica di circolarità; efficienza e sicurezza, con percorsi mirati, separazione fra sporco e pulito, uso di energie rinnovabili, contrasto alle infezioni ospedaliere».
«L’ospedale, inoltre – aggiungono Trappolino e Di Girolamo – funge anche da promotore di rigenerazione urbana e soggetto portatore di impatti positivi su scala nazionale. Per questo riteniamo che la rifunzionalizzazione e l’ampliamento della struttura esistente non sia all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Riteniamo, invece, convincente lo studio presentato, su incarico della azienda ospedaliera, da una primaria società di ingegneria, con esperienze nazionali e internazionali nella progettazione di ospedali, che ha selezionato le possibili localizzazioni in base a parametri rigorosi: estensione idonea ad ospitare la nuova struttura ed eventuali pertinenze, collegamenti infrastrutturali adeguati, densità abitativa, sicurezza idrogeologica,qualità ambientale, inquinamento acustico. Questo studio, per accuratezza e competenza specifica, non può essere assolutamente paragonato al documento redatto nel 2024 dalla direzione regionale Governo del territorio che è stato elaborato basandosi unicamente su documentazione cartacea. E comunque, in quel documento, i costi previsti per la eventuale riqualificazione ed ampliamento della struttura esistente erano molto superiori a quelli enunciati dal comitato e con tempi di realizzazione di circa 14 anni. Per finire, ci sembrano assurde ed immotivate le affermazioni sulla voluta insostenibilità finanziaria e realizzativa che mirerebbe a depotenziare la struttura ternana per favorire la realizzazione dell’Azienda ospedaliera regionale unica. In primo luogo regole e funzioni della rete ospedaliera regionale verranno definite all’interno del nuovo Piano sanitario regionale che verrà presentato fra qualche settimana per poi sottoporlo a partecipazione. In secondo luogo vogliamo ricordare che L’Azienda ospedaliera di Terni in passato è arrivata a fatturare oltre 20 milioni di euro all’anno per mobilità attiva extraregionale. Un nuovo ospedale, funzionale e moderno, che metta gli operatori sanitari nella condizione di poter esprimere pienamente le proprie qualità professionali, può consentire di superare quei risultati e costituire una buona base economica per ripagare una parte del mutuo da contrarre».


