di Marco Brunacci
SPOLETO (Perugia) – E se a Spoleto si andasse a elezioni anticipate? Calma, non precipitiamo le cose e mettiamo tutto nel contesto regionale, prima di capire quante possibilità (forse parecchie) ci sono.
Allora: anno nuovo, vita nuova.
Il Pd inizia a tutti i livelli umbri ad agitarsi dentro il Patto Avanti. Ha preso più del 30% e garantisce stipendi da favola a quelli del 4-5% (Avs e M5s) e non ha un posto vero, di potere, se non quello di Presciutti alla Provincia di Perugia. Ecco quindi che movimenti si annunciano, altri vengono considerati imminenti.
Ma a partire per prima è Spoleto, storicamente forte di una componente Pd autonoma e ingovernabile e, in ogni caso, magari poco rilevante a livello regionale, ma sempre assai vivace. Il Pd comunale ha appunto appena deciso di non partecipare al consiglio comunale lasciando l’ormai fu Papa Sisti, l’esplosivo sindaco, a ballare da solo.
Motivo? La mancanza di collegialità nelle decisioni che è come rimproverare ai ricci di avere gli aculei: non li avevate visti prima?
Il Pd al momento lascia senza maggioranza Sisti, perchè sul Prg non è d’accordo e non gli piace neanche il bilancio previsionale.
Allora? Se il Pd non vota il bilancio, si va ad elezioni. Semplice. Attenzione: si anticiperebbe, di riffe e di raffa, tra un comunicato, una replica, una lite ufficiale e una nel retrobottega, una riappacificazione e l’altra, non più di 6-8 mesi rispetto alla scadenza naturale della legislatura che è per i primi mesi del 2027.
Il Pd ne trarrebbe enormi vantaggi: prenderebbe le distanze dalle scelte lunari del sindaco (ormai ex) Papa Sisti, dall’autovelox sparamulte alla figura meschina sull’ospedale tutto nuovo che è servito per prendere in giro i concittadini e negare loro un terzo polo dignitoso insieme con Foligno. Tutte cose anticipate da Umbria7, ma col Pd che se ne è accorto solo ora.
Il secondo vantaggio: potrebbe presentarsi con un candidato suo, il più gettonato è l’attuale presidente del consiglio comunale Marco Trippetti.
Il terzo vantaggio è che potrebbe presentarsi come il nuovo che avanza, rispetto a una scelta sbagliata fatta con Sisti.
I problemi: Sisti non è uno qualunque, è una delle bandiere del Patto Avanti, lato civico, con il suo maglione andino e con le ambizioni (frustrate) di fare l’assessore regionale.
Secondo problema: il centrodestra è pronto a rinfacciare al Pd tutte le scelte che ha fatto in questi quasi 4 anni, alzando la mano regolarmente a favore, insieme con Sisti. Adesso è tardi – dicono – per scoprire che ci si era sbagliati. E, semmai, via andare alle elezioni, pagando le scelte sciagurate di Sisti, finora condivise dal Pd che ha fatto la figura delle ben note tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo..
La via d’uscita? Una retromarcia fragorosa di Sisti, che si rimette a fare il dialogante. Non è una cosa da Sisti? Vero, ma magari per mantenere il potere si può fare un’eccezione. Anche se dovrebbe firmare per il suo ritorno alla vita laicale da quella, vissuta finora, di Papa Sisti.
Succederà? Vediamo.


