TERNI – C’è un filo rosso che lega le ultime giornate della politica umbra, ed è un filo sfilacciato. Da una parte le bandecchiate quotidiane, dall’altra un Pd che sembra aver smarrito il senso del tempo, della misura e – soprattutto – della memoria.
Ieri l’ennesimo attacco di Stefano Bandecchi, questa volta contro l’assessore regionale Francesco De Rebotti. Un copione ormai noto: toni sopra le righe, bersaglio scelto, sparata social o dichiarazione ad effetto. Poco importa il merito, perché il punto non è quello che si dice ma il rumore che si produce. Un rumore che copre tutto, anche il silenzio imbarazzato di chi dovrebbe contrastarlo politicamente e invece si limita a incassare, magari sperando che passi.
E mentre Bandecchi alza la voce, nel Pd si abbassa l’asticella. Basta un cenno – uno solo, ma significativo – a quanto sarebbe emerso nell’ultima riunione provinciale del partito. Il segretario Trappolino, si dice al condizionale (ma non troppo), avrebbe sostenuto che il “Patto Avanti” va superato. Superato. Archiviato. Messo da parte come una vecchia foto sbiadita.
Curioso, anzi no: paradossale. Perché il Patto Avanti, piaccia o no, è l’unico progetto politico che negli ultimi anni ha consentito al centrosinistra di rivincere le elezioni, prima a Perugia e poi in Regione. Non un dettaglio, ma un fatto. Un’esperienza che ha messo insieme culture diverse, forze civiche e partiti, restituendo una prospettiva a un campo progressista che sembrava destinato alla sconfitta permanente.
Ma evidentemente a Terni tutto questo non serve. A Terni il tempo si è fermato. Le alleanze sono viste come fastidi, i percorsi comuni come concessioni, le vittorie come accidenti casuali. Si torna così al vecchio schema: il Pd autosufficiente, autoreferenziale, convinto che basti il simbolo per governare la realtà. Peccato che la realtà, nel frattempo, sia cambiata.
Mentre fuori il mondo corre, a Terni si discute come se fossimo ancora a vent’anni fa, con gli stessi riflessi condizionati, le stesse diffidenze, lo stesso linguaggio stanco. E intanto Bandecchi occupa la scena, detta l’agenda, sceglie i nemici. Anche grazie a questo vuoto.
Il problema non è superare un patto. Il problema è superare l’idea che si possa fare politica ignorando ciò che funziona. Perché la memoria, in politica, non è nostalgia: è uno strumento. E chi la perde, di solito, è destinato a ripetere gli stessi errori. Anche a Terni, dove il tempo sembra essersi fermato, ma le sconfitte continuano a muoversi velocissime.

