PERUGIA – Gli affitti brevi salgono del +35,3% in Umbria in quattro anni, mentre gli alberghi segnano un –8,3%, quarto calo più forte d’Italia: cresce l’ospitalità diffusa, cambia l’equilibrio del turismo. L’Umbria cambia, lentamente ma in modo inequivocabile. Non lo fa con strappi improvvisi, né con accelerazioni estreme, ma attraverso una riconfigurazione progressiva del proprio sistema di ospitalità. Una trasformazione che non riguarda solo il numero delle imprese, ma il modo stesso in cui il territorio intercetta e organizza la domanda turistica. È quanto emerge dal report realizzato da Unioncamere con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, basato sui dati del Registro delle imprese al terzo trimestre 2025 e sul confronto con il terzo trimestre 2021.
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, dichiara: «I dati del report mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente. È una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee. Solo così si può valorizzare l’intero sistema turistico regionale senza penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza».
Il quadro nazionale fornisce il riferimento entro cui leggere le dinamiche regionali. In Italia, negli ultimi quattro anni, le imprese di “Servizi di alloggio di alberghi e simili” sono diminuite del 5,2%, mentre quelle legate agli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata sono cresciute del 42,1%, con oltre 13mila imprese in più. Un mutamento che segnala una ridefinizione strutturale dell’offerta turistica, alimentata da soggiorni più brevi, viaggi più frequenti, piattaforme digitali e da una domanda orientata a soluzioni flessibili.
Dentro questo scenario, l’Umbria mostra un profilo definito e riconoscibile, collocandosi a metà strada tra le regioni a più alta intensità turistica e quelle che faticano ad agganciare la nuova domanda. Tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025 le imprese alberghiere regionali sono scese da 458 a 420 unità, con un calo dell’8,3%. Un dato che colloca la regione al quarto posto in Italia per contrazione, subito dopo Lazio (–13,3%), Marche (–12,9%) e Molise (–10,1%).
Affitti brevi: crescita sostenuta ma non esplosiva
Il calo degli alberghi non equivale a un arretramento della vocazione turistica regionale. Al contrario, si accompagna a una crescita consistente dell’ospitalità diffusa. In Umbria le imprese di “Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata” passano da 499 a 675 unità, con un incremento del 35,3%. Un valore inferiore alla media nazionale, ma che colloca la regione seconda nel Centro Italia dopo le Marche (+44,1%), davanti a Lazio (+34,8%) e Toscana (+18,7%).
Le province umbre
Le differenze emergono con chiarezza anche a livello provinciale. In provincia di Terni la flessione degli alberghi è più marcata (–11,3%, da 80 a 71 strutture), mentre in provincia di Perugia il calo si ferma al –7,7%. Sul fronte degli affitti brevi, Terni registra l’incremento percentuale più elevato (+39,6%), mentre Perugia cresce del 34,2%, confermandosi il principale bacino dell’offerta regionale.
La ristorazione come fattore di stabilità
Il doppio movimento dell’ospitalità si accompagna a una sostanziale tenuta della ristorazione. In Umbria i ristoranti con servizio al tavolo crescono dell’1,5%, un dato inferiore alla media nazionale ma il migliore tra le regioni del Centro Italia. Anche in questo caso Terni mostra una dinamica più vivace (+3,6%) rispetto a Perugia (+0,8%).
Il significato delle densità
Particolarmente rilevante è l’analisi delle densità ricettive, ovvero il rapporto tra popolazione residente e numero di strutture. In Italia esiste un albergo ogni 2.019 abitanti e un’impresa di affitti brevi ogni 1.316 residenti. In Umbria la densità alberghiera è quasi identica alla media nazionale (2.027 abitanti per albergo), mentre quella degli affitti brevi è più elevata (1.261 abitanti per impresa).
Il confronto nel Centro Italia
Nel confronto con le altre regioni del Centro, l’Umbria si colloca in una posizione intermedia: meno densa della Toscana, più del Lazio per gli alberghi e nettamente più delle Marche per gli affitti brevi. Un equilibrio che riflette una pressione turistica significativa, ma non eccessiva, e che definisce i contorni di un nuovo assetto dell’offerta ricettiva regionale.


