PERUGIA – Su le assunzioni in Umbria a gennaio ma frenano nei due mesi successivi. E’ quanto emerge dai dati del sistema informativo Exclesior e divulgati dalla Camera di commercio regionale. Le imprese umbre a inizio anno hanno programmato 6.950 assunzioni, con una crescita del +4,8% rispetto a gennaio 2025. È una delle performance migliori a livello nazionale, superata solo da Valle d’Aosta e Calabria.
La spinta arriva soprattutto dai servizi, che registrano +280 avviamenti, mentre l’agricoltura aggiunge +40 posizioni. L’industria nel suo complesso, invece, resta sostanzialmente ferma, con 2.620 ingressi, praticamente lo stesso livello dell’anno precedente. La crescita iniziale è quindi concentrata soprattutto nelle attività a maggiore intensità di lavoro.
Se si allarga lo sguardo all’intero trimestre gennaio-marzo 2026, il quadro si ridimensiona. Le assunzioni previste scendono da 18.090 a 17.850, con una riduzione di 240 unità pari al –1,3%.
Il rallentamento è distribuito in modo simmetrico: –120 nell’industria e –120 nei servizi, mentre l’agricoltura resta sostanzialmente stabile. Questo indica che la spinta di gennaio non si traduce automaticamente in una crescita solida e continuativa.
Nel 2019 l’industria (manifattura più costruzioni) rappresentava il 43,9% delle assunzioni umbre di gennaio. Nel 2026 questa quota scende al 41%. Dentro questo arretramento pesa soprattutto la manifattura in senso stretto, che passa dal 31,8% del 2019 al 27,1% del 2025, scendendo ormai stabilmente sotto il 30%. Ma il dato cruciale non è semplicemente la quantità di industria: è la debole crescita delle attività industriali più avanzate, quelle che richiedono competenze elevate, tecnologie, capacità progettuale e integrazione nelle filiere competitive.
Un sistema produttivo può anche avere industria, ma se questa non evolve verso segmenti più sofisticati, la qualità del lavoro non cresce.
In parallelo cresce il terziario, che passa dal 56,1% del 2019 al 59% nel 2026. Commercio, turismo e servizi alla persona sono pilastri dell’economia regionale: tengono in piedi l’occupazione, sostengono i redditi e garantiscono la tenuta sociale.
Il punto che emerge dai dati Excelsior non è la loro debolezza, ma la scarsa presenza dei servizi avanzati alle imprese – informatica, consulenza, progettazione, servizi tecnici, ricerca – che nelle economie più dinamiche affiancano l’industria e moltiplicano la produttività. Senza questa componente, anche un’economia ricca di servizi rischia di rimanere bloccata su attività a basso valore.
La struttura dei settori si riflette nei profili cercati. A gennaio 2026 in Umbria la quota di assunzioni rivolte a persone con solo la scuola dell’obbligo o senza titolo sale dal 19% al 21%, lo stesso livello della media nazionale.
Nello stesso periodo la richiesta di diplomati scende dal 26% al 24% (ma è notevole la quota di avviamenti al lavoro programmati che riguardano le persone dotate di qualifica o diploma professionale, oggi diventati di notevole qualità) mentre quella di laureati resta intorno al 13%, contro il 17% dell’Italia. Quest’ultimo dato è coerente con quella “crescita senza qualità” in cui sembra intrappolata l’Umbria. È un fenomeno che riguarda varie aree dell’Italia, ma che in una regione piccola e manifatturiera come l’Umbria pesa di più sulla capacità di salire di livello nelle filiere produttive.
Oltre un’assunzione su due in Umbria (50,2%) è giudicata dalle imprese di difficile reperimento, contro una media nazionale del 45,8%. Nella maggioranza dei casi il problema non è l’inadeguatezza dei profili, ma la scarsità di candidati disponibili.
Per questo cresce rapidamente anche il ricorso a manodopera straniera: la quota di lavoratori immigrati richiesti dalle imprese passa dal 19% al 24% in un solo anno. È un indicatore su cui insiste anche l’impatto crescente dell’inverno demografico, che tende ad indebolire la capacità produttiva regionale.
Excelsior descrive un’Umbria che continua a creare occupazione, spesso anche con intensità superiore alla media nazionale. Ma mostra anche che il baricentro dei nuovi posti si sposta verso attività a minore contenuto di competenze, mentre cresce lentamente e con difficoltà la presenza di industrie e servizi avanzati capaci di generare più produttività e più valore.
È su questo equilibrio – tra quantità dell’occupazione e qualità della struttura produttiva – che si gioca oggi la traiettoria economica della regione.
«I dati Excelsior mostrano un mercato del lavoro che cresce, ma in cui aumenta anche la quota di profili a bassa qualificazione, un fenomeno che riguarda tutta l’Italia e che pone una questione di qualità dello sviluppo. Non basta guardare ai settori: la vera sfida è far crescere attività e imprese capaci di generare più competenze, più produttività e più valore, sia nell’industria sia nei servizi. Ma questi segnali non devono alimentare pessimismo: l’Umbria ha tutte le carte per essere una regione attrattiva per imprese, capitale umano e nuovi investimenti. La Camera di Commercio è impegnata a sostenere innovazione, formazione e qualità del lavoro, perché la crescita dell’occupazione sia anche crescita di opportunità».


