PERUGIA – Il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Enrico Melasecche, annuncia di aver presentato un’interrogazione rispetto ad «una questione che tocca direttamente il diritto costituzionale alla salute dei cittadini umbri: la corretta applicazione della normativa sulla presa in carico delle prescrizioni sanitarie, l’attivazione effettiva dei percorsi di tutela, il rispetto della territorialità nell’erogazione delle prestazioni e la trasparenza dei dati sulle liste d’attesa».
«Si tratta di un atto – spiega Melasecche – che nasce da segnalazioni concrete e da criticità riscontrate sul territorio. Colpisce che, dopo qualche ora dalla protocollazione del mio atto, la presidente della Regione abbia diffuso un comunicato stampa che interviene esattamente sugli stessi temi. Un tempismo che difficilmente può essere liquidato come casuale e che pone anche una questione sulla dubbia correttezza istituzionale di anticipare a mezzo stampa risposte dovute al Consiglio regionale, considerato che al mio atto ispettivo la presidente sarà chiamata a rispondere nella seduta del 22 gennaio prossimo».
«Quanto al merito di ciò che Proietti ha scritto – osserva Melasecche -, le sue rassicurazioni sono del tutto scollegate dalla realtà. I cittadini stanno denunciando con sempre maggiore insistenza, come ho riportato anche nell’atto depositato, che viene loro impedito perfino di entrare nelle liste d’attesa, attraverso il rifiuto della presa in carico delle prescrizioni, in violazione della normativa e con un’evidente alterazione dei dati sulla domanda reale di prestazioni sanitarie. La prassi amministrativa che viene segnalata con crescente frequenza presso le farmacie convenzionate è il mancato inserimento delle prescrizioni nel sistema quando non vi è una disponibilità immediata di appuntamenti. Ed è qui che si consuma la vera lesione dei diritti. La normativa nazionale e regionale è chiara: ogni prescrizione – spiega il capogruppo leghista – deve essere presa in carico e registrata, indipendentemente dalla disponibilità immediata di slot. Solo a partire da questa presa in carico può essere attivato il percorso di tutela, che rappresenta l’unico strumento in grado di garantire comunque l’erogazione della prestazione nei tempi previsti dalla classe di priorità, anche attraverso soluzioni alternative, senza oneri per il cittadino. Quando però la prescrizione non viene presa in carico, tutto questo semplicemente non accade. Il cittadino resta privo di tutele, costretto a tentativi ripetuti e infruttuosi, mentre il suo bisogno sanitario scompare dai sistemi informativi».
«Tra le segnalazioni che hanno motivato l’interrogazione – fa sapere Enrico Melasecche – vi è il caso emblematico di una prescrizione di un medico di famiglia risalente al 21 novembre 2025, con indicazione di erogazione entro 30 giorni. Non solo la prestazione non è stata garantita entro il termine previsto del 21 dicembre, ma la prescrizione non è stata nemmeno presa in carico, neppure ai fini dell’inserimento in un percorso di tutela che avrebbe potuto programmare l’erogazione, anche dopo un anno come continua ad avvenire, ma almeno il paziente ha un orizzonte davanti a sé. Nessuna registrazione, nessun tracciamento, nessuna tutela. È questo il nodo: non solo il ritardo sulle prestazioni, ma la cancellazione amministrativa della domanda con la mancata presa in carico. Quando accade questo, le liste d’attesa non rappresentano più la realtà. Le richieste non registrate non vengono conteggiate, il fabbisogno assistenziale risulta falsato e la programmazione sanitaria si basa su dati incompleti».
«In questo modo – continua Melasecche – si ottiene un risultato che è solo apparente: liste d’attesa formalmente più leggere, ma cittadini sempre più soli di fronte al sistema. È una distorsione grave, che compromette la credibilità dell’intero governo della sanità regionale. Le conseguenze sono evidenti e ricadono tutte sui cittadini: chi può permetterselo si rivolge al privato, chi non può rinuncia addirittura alle cure. A questo si aggiungono i disagi legati alla mancata prossimità territoriale delle prestazioni prese in carico, con appuntamenti assegnati lontano dal luogo di residenza, costi di spostamento, permessi lavorativi e difficoltà che colpiscono in modo particolare anziani e persone fragili. Il risultato è anche un aumento della mobilità sanitaria passiva, con un ulteriore aggravio per i conti regionali».
«Nella serata di ieri, 13 gennaio, ho verificato personalmente, alle ore 18 presso una farmacia di Terni, di fronte a testimoni, il caso che mi era stato segnalato, e ho riscontrato quanto non sia veritiera la narrazione della presidente Proietti, tant’è che come gruppo consiliare Lega in Regione, stiamo valutando anche azioni nel merito, poiché la mancanza di presa in carico delle richieste risulta illegale. Sarà chi di dovere a stabilire se il mancato rispetto della legge dipenda da disfunzioni del sistema, comunque addebitabili a chi detiene la delega alla Sanità, oppure ad una scelta politica, visto che le nostre richieste di accesso agli atti vengono sistematicamente disattese su tutte le vicende che mettono in difficoltà la presidente stessa, dalle liste di attesa, alla vicenda del contributo ottenuto per l’albergo di famiglia, al viaggio in Giappone in occasione di Expo 2025 con un cospicuo numero di invitati a spese delle casse regionali».
«Il 22 gennaio – conclude Melasecche – la presidente sarà chiamata a rispondere in Consiglio regionale ed è in quella sede che dovranno essere chiariti i fatti, spiegate le prassi adottate e assunte le responsabilità politiche e amministrative di quanto sta accadendo».


