«Nuovo Santa Maria, Colle Obito non può essere buttato a mare»

Nel dibattito interviene Edoardo Bevilacqua: «E’ necessario un confronto pubblico prima di trasferire l’ospedale in altro luogo e ricominciare da zero la sua costruzione»

TERNI – Il dibattito sul nuovo ospedale è aperto a tutti. Non solo a tecnici e politici. Per Edoardo Bevilacqua, professore dell’Angeloni in congedo, definire le modalità di realizzazione del nuovo Santa Maria senza tenere conto dei costi, che comunque ricadono sui cittadini, sui tempi, sulla logistica e sull’organizzazione sanitaria, è impossibile. «Siccome poi le decisioni dovranno essere prese dalle autorità di governo locale su consiglio degli “esperti” che, in circostanze come queste – evidenzia Bevilacqua –  sono anche le persone più inclini a sbagliare e a seguire, ciascuno per il rispettivo ambito di competenze, le proprie consolidate procedure (o, pensando al peggio, i propri interessi), mai come in questo caso (stiamo parlando di una decisione che determinerà buona parte del futuro della città per i prossimi cinquant’anni e in ordine alla quale gli effetti di clamorosi errori sarebbero catastrofici) serve un confronto pubblico aperto ai cittadini e a tutti i portatori di interessi legittimi perché tali decisioni vengano prese in modo chiaro, trasparente, corretto e documentato, nella piena consapevolezza di tutti».

«Questo confronto non si può fare scatenando le tifoserie o alzando polveroni, ma ha bisogno della massima disponibilità e della più grande capacità di ascolto (non solo di proposta) da parte di tutti i partecipanti. Non penso di essere il solo ad aver maturato la cocciuta convinzione che i migliori “esperti” siano appunto quelli capaci di affrontare i problemi facendo leva sulla propria esperienza e di proporre ipotesi di soluzione accettando un aperto confronto sulle proprie posizioni, sapendo eventualmente riconoscere i propri limiti e i propri errori e difendendo le proprie scelte solo dopo essere passati attraverso un serrato confronto di tale natura».

Per questo Edoardo Bevilacqua si aggiunge alle voci di chi ritiene che sulla costruzione del nuovo ospedale di Terni sia necessaria una conferenza cittadina con il coinvolgimento di tutti gli organismi decisori. «Fare chiarezza – dice il professore ternano – esige che ognuno si assuma per intero le proprie responsabilità. I “pesci in barile” non costruiscono ospedali, ma riescono bene nel fare quello che non serve: perdere tempo. Ritengo che, per quanto modesto, un contributo a tale necessario dibattito può essere dato cercando di mettere a fuoco alcuni dei nodi da sciogliere prima di produrre indicazioni utili per le possibili ipotesi di soluzione. Partendo, come ha fatto anche il recente studio elaborato dalla società Binini Partners (commissionato dalla Regione), da quale dovrebbe essere la corretta e migliore ubicazione dell’ospedale ternano. Lo studio in questione, superando una precedente valutazione della Commissione regionale che vedeva la collocazione ottimale dell’ospedale nel suo attuale sito di Colle Obito, è ripartito da una valutazione sommaria di ben nove diversi siti (il che, per un comprensorio limitato come quello ternano equivale a dire che un ospedale si può fare ovunque!), poi ridotti a cinque, per ognuno facendo una serie di considerazioni pro o contro.

Dallo studio Binini emerge una netta preferenza per una collocazione in un sito alternativo a quello attuale, ma la giustificazione della scelta di scartare Colle Obito non appare affatto motivata da solide, comprovate e inoppugnabili ragioni.

Non appare credibile, senza adeguata documentazione,  che considerando tutti i prevedibili costi a margine dell’intervento, la spesa prevista per la ristrutturazione-ampliamento di una struttura nella sede attuale possa essere più onerosa di una edificazione ex novo in altro sito; inoltre poco si dice su quale sia la stima di efficienza residua dell’attuale struttura (vecchia di 50 anni, cioè meno di altri ospedali italiani che sono stati utilmente integrati con nuovi edifici e restituiti alla loro piena funzionalità), né si fa cenno al suo legame di vicinanza con le sedi universitarie e con l’appena ultimata residenza per i familiari dei degenti. Dare per scontato che l’ospedale sia una realtà a sé stante, autonoma e autocentrata significa non rendersi conto che questo equivale a recidere consolidati rapporti con la città e i suoi abitanti, con le sedi universitarie esistenti e la popolazione studentesca, ma anche con le infrastrutture commerciali e residenziali che sono cresciute intorno ad esso. Per non parlare di tempi e costi necessari per gli espropri, qualora venga scelto un sito diverso.

Sembra pertanto legittimo ritenere che, prima di trasferire l’ospedale in altro luogo e ricominciare da zero la sua costruzione e tutto quello che dovrebbe ruotarvi intorno (nuovo polo universitario, viabilità di collegamento, servizi…) si dovrebbe dire una parola definitiva sul perché mantenere il sito di Colle Obito rappresenti una scelta inadeguata. Il “Santa Maria” è irrimediabilmente obsoleto? Non è possibile recuperare neppure in parte ed adeguare le strutture sanitarie presenti? Non ci sono spazi adeguati per costruire una moderna struttura satellite e per consentire le necessarie integrazioni? I costi sarebbero proibitivi? Ci sarebbero irrisolvibili problemi di viabilità o di parcheggio? Sarebbe impossibile mantenere un’adeguata funzionalità dell’ospedale mentre nelle adiacenze si sviluppano i cantieri per l’edificazione delle nuove strutture? Oppure ciascuno di questi problemi potrebbe trovare una soluzione adeguata e finanziariamente sostenibile, magari più sostenibile e giustificata di ciò che si dovrebbe affrontare cambiando sede? A tutte queste domande deve essere data una risposta chiara e inequivocabile, la scelta deve essere ponderata e pienamente giustificata da stime e valutazioni precise e quantificabili. A questo, per esempio, servono gli esperti. Il 3 giugno 2025 è stato proposto alla Terza commissione regionale un progetto definito da privati che prevede l’adeguamento-integrazione dell’ospedale con una nuova struttura satellite fermo restando l’attuale sede di Colle Obito, un documento che sulla spinta del Comitato promotore, ha raccolto migliaia di firme di nostri concittadini. È una proposta seria, avallata da persone competenti e che promette di essere finanziariamente sostenibile. Da valutare. Da rigettare, anche in toto, se reputata inadeguata o insostenibile. Ma da considerare, in primo luogo per gli spunti di riflessione che offre, e non da ignorare come invece le autorità regionali stanno facendo da mesi. Mentre, al contempo non si peritano di dare alcuna precisa indicazione tesa a garantire la concreta sostenibilità finanziaria di un ospedale costruito ex novo, in una sede ancora da individuare, senza un dettagliato cronoprogramma.

In definitiva, ciò rischia di significare una sola cosa e cioè che il nuovo ospedale di Terni non vedrà la luce nell’arco dei prossimi 15/20 anni. Ma non è un problema: a Perugia l’ospedale ce l’hanno».

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