TERNI – «È successo con le strade, ora sta succedendo con i cimiteri. L’amministrazione Bandecchi ha affidato i servizi cimiteriali alla controllata Terni Reti, promettendo ai cittadini un servizio più efficiente e a costi più bassi. Ma il giorno dell’avvio del nuovo sistema la città scopre che manca il personale per svolgere le tumulazioni e che il Comune è costretto a rivolgersi di nuovo a ditte esterne per evitare il blocco del servizio. Questo nonostante il 24 dicembre l’assessore Cardinali avesse dichiarato che il 2 gennaio il servizio sarebbe partito regolarmente» affermano i referenti territoriali del gruppo del Movimento 5 Stelle di Terni.
Continuano poi – sostenendo il totale fallimento dell’operazione – che: «La narrazione del risparmio viene smentita dai fatti. 1) I costi aumentano: il servizio affidato a Terni Reti costerà circa 466.000 euro l’anno, mentre la gestione precedente aveva un costo stimato attorno ai 300.000 euro annui. Parliamo quindi di oltre 100.000 euro in più ogni anno, prima ancora di considerare eventuali costi per affidamenti esterni “tampone”. I cittadini ternani, dunque, oggi pagano tre volte per lo stesso servizio: pagano il canone alla partecipata che doveva gestire tutto, pagano le ditte private chiamate in emergenza per fare il lavoro che Terni Reti non sa fare e pagano gli stipendi dei dipendenti comunali ancora collocati in quegli uffici. 2) Si rompe la continuità occupazionale: per circa vent’anni i servizi cimiteriali del Comune di Terni sono stati gestiti da cooperative sociali. I soggetti societari sono cambiati più volte, ma il personale è sempre stato riassorbito o comunque coinvolto nella prosecuzione del servizio. Con l’affidamento a Terni Reti questo meccanismo si interrompe: i lavoratori delle cooperative sociali, personale qualificato con le necessarie autorizzazioni, rischiano di perdere il posto di lavoro, perché la società pubblica non li può assorbire a tempo indeterminato. Questo non è rafforzare il servizio pubblico: è precarizzare il lavoro».
«In questo contesto – sempre dal comunicato del gruppo territoriale M5S – appare emblematico anche il caso della ditta Piconi: il Comune acquista mezzi per lavorare in proprio e poi affida lavori alle stesse aziende che quei mezzi li hanno forniti. Un paradosso che racconta meglio di qualsiasi slogan una gestione fatta per annunci e non per programmazione. Quando l’internalizzazione non è preparata, diventa improvvisazione pagata dai cittadini. Il risultato è un modello che costa di più, funziona peggio e crea incertezza per i lavoratori. E alla fine, i cittadini pagano due volte per esperimenti falliti».


